CURE DI FINE VITA:NUTRIRE LE SPERANZE, NON ALIMENTARE LE ILLUSIONI

BandieraItaliaCibo

Siamo un popolo di poeti, santi e navigatori. E di master chef, naturalmente. Siamo il  Bel Paese della buona cucina e delle mamme italiane.

Chi si trovi, come me, a far parte di un’équipe di cure palliative, ha sempre saputo, ben prima di un’ Expo centrata sul tema dell’alimentazione, quanto valore le famiglie italiane diano al cibo, anche in articulo mortis.

Non è raro sorprendere, nelle stanze dell’hospice in cui lavoro, amorevoli parenti intenti a imboccare disperatamente pazienti in coma irreversibile.

“Dottoressa, oggi non ha  mangiato proprio nulla, nemmeno il gelato, neppure il budino che gli piace tanto. Ma se non mangia muore…”

Io cerco di spiegare  che il rapporto di causa- effetto è esattamente invertito: sta morendo, QUINDI ha smesso di mangiare e di bere, e non viceversa.

Ma spesso è una battaglia persa (ragione contro cuore, scienza contro amore) che il moribondo può scontare con un’ ultima, indesiderabile complicazione: la  polmonite ab ingestis.

Allora, quando vedo che le parole non penetrano la coltre di sofferenza generata dal distacco imminente, mi arrendo alla disperazione armata di cucchiai e forchette e oppongo la consolazione di una fleboclisi estetica, che gocciola con lentezza calcolata per non sovraccaricare il cuore stanco del paziente agonico, ma può placare l’angoscia di chi quel malato vede morire, e crede che la colpa di quella morte vada ricercata  in una sciagurata mancanza di cibo e acqua.

L’attività di un’équipe di cure palliative è costellata di compromessi innocenti e bugie bianche. Non c’è nessuna necrofilia, nonostante le apparenze. Il nostro lavoro è destinato ai vivi: quelli che presto non lo saranno più e quelli che resteranno, feriti da una mancanza irreversibile, ma consolabile.

 

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~ di aliceoltrelospecchio su settembre 18, 2015.

4 Risposte to “CURE DI FINE VITA:NUTRIRE LE SPERANZE, NON ALIMENTARE LE ILLUSIONI”

  1. E’ un lavoro di equilibrio il tuo, tra scienza e cuore, tra distacco e vicinanza, tra giudizio e pre-giudizio. Ammirevole.
    ml

  2. Come vorrei parlare con una persona così, che vede la morte così, quotidianamente, con familiarità e empatia per chi resta.
    È un momento strano e difficile, e leggere questo blog, in qualche modo, aiuta.
    Grazie.

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