Oscar ai rimpianti

Bombardati da suoni e colori elargiti a profusione da realtà sempre più virtuali e simulate, torniamo alla nuda selezione del biancoenero, al minimalismo muto che obbliga alla gestualità essenziale, alle lacrime e ai sorrisi. Ma ormai abbiamo facce immobili di plastica, bocche gommose indistinguibili da vagine cannibali.  E’ troppo tardi: non si può più baciare, ridere, piangere davvero. E non c’è nulla di più falso dei ricordi, ennesima ricostruzione artificiosa di un mondo che non è mai esistito.
 
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~ di aliceoltrelospecchio su febbraio 27, 2012.

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