Tutta colpa della tecnologia

loversinthemoonlight

 
Vedi, per esempio, per te una telefonata è un’azione quasi casuale, al massimo un delitto preterintenzionale, provocato dalla semplice pressione di un tasto (il mio numero è già memorizzato sul cordless e sul cellulare).
Ma io, cara mia, sono di un’altra generazione (non vecchio, amore mio). Una volta telefonare era un atto pregno di significato, perché intensamente volontario.
C’era la fase di appostamento, di attesa del momento più propizio a garantirsi una parvenza di privacy. Spiavo dalla soglia della mia camera il “via libera” segnalato dalla chiusura della porta sulle pennichelle pomeridiane genitoriali, poi strisciavo a passo felpato di Pantera Rosa lungo il corridoio fino all’oggetto del desiderio, appoggiavo uno sgabello contro la parete e mi allungavo verso il telefono a muro (c’era, ovviamente, un unico apparecchio, quell’apparecchio).
Per comporre il numero dovevo infilare il dito dentro una buffa rotella coi buchi e trainarla in basso con forza : e 5 claaaaac e 1 clac e tre claaac e 6 claaaaaaac e 2 claac…. Se la chiamata era dettata da un impulso tremebondo, a metà di quei clac mi si raggrinziva la mano in una paresi di dubbi, e addio telefonata: appoggiavo la cornetta sulla forcella ed era finita.
Se trovavo occupato- magari era il duplex- dovevo aspettare e ripetere il faticoso rito della rondella, con tutto il dolo di una decisione irrevocabile.
Questo per l’aspetto attivo della faccenda. Il rovescio della medaglia è che quando ero la parte passiva del processo- il ricevente in spasmodica attesa della chiamata- c’erano mille giustificazioni per un trillo mancato. Ecco, se non sentivo suonare nulla, non significava necessariamente che non ti eri fatta viva: avevi trovato la linea occupata (il maledetto duplex, o quella stronza ciacolona di mia sorella), mi avevi chiamato nell’unico minuto in cui ero sceso a gettare la pattumiera, oppure era un orario screanzato per far squillare il telefono svegliando tutta la famiglia.
Invece ora, grazie alla stronzissima tecnologia, sono certissimo che non mi hai cercato neppure una volta. Non dico un laconico sms dei tuoi (“TVB” o “kiamami” sarebbero bastati), ma neppure una stitica emoticon alla mail, o un colpo di tosse sulla segreteria telefonica. Nada de nada. Silenzio di tomba. Risulta una telefonata una sul fisso senza messaggio (al 400 mi hanno detto che è di un’agenzia Tecnocasa, ogni settimana mi chiamano per chiedere se voglio  vendere o affittare), un sms promozionale della Vodafone per la tariffa “me and you” (ma “you” non ci sei più, mannaggia) e la mail è piena di spamming con offerte di Viagra e di Cialis (tanto senza di te diventerò pure impotente, ma non me ne frega un cazzo). Insomma, potevi premere per sbaglio il tastino, ma non l’hai fatto. Fino ad adesso. Settegiorniquattroreecinquantaquattrominuti.Lo sai che sono preciso, io. Tu, invece, sei disordinata ed impulsiva. Quando te ne sei andata hai fatto la valigia così di furia che non riuscivi manco a chiuderla (ma io non ti ho aiutato: masochista sì, ma non fino a questo punto!). E hai dimenticato qui il tuo shampoo con balsamo per capelli crespi e colorati (lo tengo nel cassetto del comodino come un feticcio) e il tuo smalto per le unghie blu. Lo smalto, se non torni, credo che lo butterò via.
Settegiorniquattroreecinquantaquattrominuti: un’eternità. Hai resistito tanto senza chiamare, eh. Lascio suonare un po’, giusto per non darti l’impressione di essere stato- come sono stato- in spasmodica e snervante attesa di questo fatidico momento. Il cellulare si è illuminato con la tua foto e la suoneria sta cantando “Giorgia on my mind”, che è la mia canzone preferita. Giorgia, casualmente, è anche il tuo nome.
“Pronto” rispondo con voce impostata.
“Pronto chi parla?” risponde un’altra voce impostata . Maschile.
“Visto che sta chiamando lei, le domande le faccio io. Chi parla?” la delusione mi rende aggressivo.
“Qui è la polizia municipale. Con chi parlo?” E daje.
“ Senti, testa di cazzo. Se è uno scherzo è di cattivo gusto. Stai chiamando dal telefono della mia fidanzata –ex, ma non è il caso di farlo sapere a ‘sto stronzo-. Se stai controllando, ti accontento subito: Giorgia è fidanzata con me. Con ME, hai capito?” sto riversando nel cellulare un residuo insospettato di testosterone e urlo come un ossesso.
“Lo sappiamo. E’ per questo che abbiamo telefonato” il plurale e la sfumatura pacata nel tono della voce ignota mi gelano improvvisamente il sangue.
“ Giorgia. Dov’è Giorgia? La prego. Cosa è successo?” ormai rantolo nel telefonino solo ansia.
“C’è stato un incidente in via Poliziano. Due scippatori su un motorino hanno tentato di derubare una donna e l’hanno gettata a terra…”
“Mio Dio…” se non le avessi lasciato fare quella valigia questo non sarebbe successo. Non sarebbe stata a piedi, ma sulla mia auto, per andare al lavoro insieme…
“Poi i due sul motorino hanno avuto un frontale con ‘auto che veniva dalla direzione opposta di via Poliziano…” la voce al telefono continua implacabile a sciorinare cattive notizie.
Trovo un lampo di lucidità per chiedere “Il mio numero? Chi vi ha dato il mio numero?”
“ Abbiamo dei problemi con le identificazioni. Si sono fatti male in cinque: i due scippatori, la donna a piedi, e due anziani sull’auto che ha fatto il frontale. Sono tutti in ospedale, ora”
“ La donna? Come sta la donna? Dov’è?”
“ Non lo so. L’hanno portata via subito. Credo al S. Carlo. Ma non aveva documenti di riconoscimento. Nemmeno i ragazzi del motorino. E’ per questo che abbiamo chiamato.”
“Avete trovato il suo cellulare…” ho la testa leggera e vuota. Non ci sto capendo un cazzo. Spero di svegliarmi presto . Non può morire. Non può morire. Cazzo. Dovevamo fare ancora un sacco di cose insieme. Anche andare in Portogallo quest’estate.
“Il cellulare era per terra, vicino al motorino. Ci può dire il suo nome, per favore, Signor…? Avremmo bisogno delle sue generalità. Sa , per il verbale. Faccia un salto qui al comando di polizia municipale di zona Sempione. L’accompagnamo noi in ospedale per il riconoscimento.”
“ Riconoscimento? Che CAZZO sta dicendo? RICONOSCIMENTO?” sto urlando a 300 decibel, ormai. Mi sembra che si riconoscano le salme, non le persone. Giorgia non è più una persona. Giorgia è una salma. Non è possibile.
Ci metto due minuti a raggiungere il comando dei vigili . Non so come ci arrivo. So che ho la vista annebbiata e che barcollo come un pugile stonato. E poi ho anche le allucinazioni.
Perché sulla soglia della stazione c’è lei. E’ proprio lei, con la sua matassa di capelli arruffati, il suo giubbino di jeans e la sua fantastica voce sottile. Sta interpellando il vigile in guardiola. “ Mi chiamo Giorgia Clerici. Sono qui perché mi hanno detto che hanno portato qui il mio cellulare rubato. Ho la denuncia del furto fatta sei giorni fa.”
Con un balzo sono da lei, me la stritolo in un abbraccio pitonesco e me la mangio di baci.
Lei fa finta di resistere, un po’ stupita dal mio impeto. “ Cosa ci fai qui?Mi fai male, hai la barba lunga che pizzica.”
“ Non sono mai stato così contento di vederti, stronza”: il sollievo trova sfogo in un piccolo insulto affettuoso. “Potevi chiamarmi, almeno. Mi hai fatto stare di merda.”
“ E no che non potevo chiamarti. Mi hanno fregato il cellulare. Lo sai che ho tutti i tuoi numeri sulla rubrica del telefonino.”
“Che testa che sei . Scriverli su una agendina no, eh?”
“Quanto sei antico. L’agendina ce l’hanno solo i babbioni dell’età tua” Che stronza. Ma la amo, la amo, la amo lo stesso.
“ A proposito…”
“Sì?”
“ A che lettera mi hai archiviato, sulla rubrica del telefonino? “ E’ una domanda che gira nella mia testa da venti minuti. Io mi chiamo Sandro. Esse: dopo la Emme di Mamma e la Pi di Papà.
Giorgia ha un sorrisetto malizioso. Le si disegna la fossetta sulle guance, quando sorride.
“ Sei alla A, scemo.”
“ A? Ah.” A come afasico. Sono ammutolito dalle emozioni subentranti.
“ A, come amoremio”.
 
 
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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

4 Risposte to “Tutta colpa della tecnologia”

  1. Brava, brava! ma pubblica qualcosa

  2. ecco io voglio una cosa così.

    lei che proprio non se lo aspetta e lui che arriva e la percorre di baci.

    mi sono commossa.
    🙂

  3. Questo tuo post è ricco di sprint.
    Bravissima! mi ero dimenticata che anche tu a volte scrivi al maschile.
    Contenuto e scrittura “first”.
    Lasciato commento anche a mamma e al suo scarrafone…
    Bacione
    Fiore

  4. E proprio a te, di me, io lascio traccia. Se me lo avessero detto , non ci avrei creduto.
    Tanto lo so… che spoglia di laguna, mi riconoscerai ugualmente.Mi piace questo posto, tornerò a leggerti.

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