Scrivere:arte o artigianato?

E’ iniziata così: mi sono montata la testa. All’ennesima sollecitazione di un amico compiacente – Ma cosa aspetti a pubblicare?- sono stata colta da delirio megalomanico. E se avessero ragione loro? Se per pura pigrizia stessi privando il mondo del mio genio creativo? Così ho preso a scartabellare nel faldone della mia immensa produzione letteraria stampata (sono incapace di leggere qualsiasi cosa a monitor, è per questo che non sarò mai appagata da qualsivoglia pubblicazione web) alla ricerca di qualcosa di buono da sottoporre a un editore.
Ho cominciato dal romanzo. La gestazione è iniziata quindici anni fa, ma non si può certo dire che a un simile lasso temporale corrisponda un’adeguata produzione cartacea. I file del romanzo- chiamarli capitoli sarebbe una bestemmia- sono una quindicina, di poche pagine ciascuno. Probabilmente, raccolti insieme con un bieco copiaincolla, raggiungono a stento le cinquanta pagine. Non mi perdo d’animo. Il romanzo ha una buona struttura e argomenti forti, mi dico. Basta revisionarlo un po’ ed è già pronto per la stampa (ahahaha, manco io credo alle frottole che mi racconto).
Comincio a leggere. Uh, com’ero scolastica una volta: sostantivo, aggettivo, verbo. Che palle. Sembra un tema di scuola media. Svolgimento corretto. La prof. di italiano, facendomi incazzare a morte- diceva che per me la scrittura era facile. Facile un cazzo. Scrivere mi è sempre risultato faticoso. Piacevole ma faticosissimo. Negli anni ho recuperato, nella scelta di temi a me congeniali, il puro godimento dello sfogo scritto; finalmente dissociavo il processo della scrittura dagli obblighi scolastici o professionali: scrivevo per bisogno, non per necessità.
Spesso il raptus creativo mi coglie con maligno tempismo nei momenti meno opportuni, nel bel mezzo di una riunione di lavoro o di una visita domiciliare. Roba da fiondarsi in cesso con un taccuino in mano, per cogliere al volo l’idea magica che ha scelto di materializzarsi proprio lì, proprio ora. Infatti se rimando – anche di poche ore- quello che prima mi sembrava magnifico ed esaltante s’inceppa nella penna come inchiostro secco, e adios. Il fatto è che io riesco a scrivere solo così, quando sono premuta dall’urgenza dei pensieri. I guai cominciano quando, appunto, scrivo “in differita” una splendida idea di cui ho dovuto dilazionare l’elaborazione. O- peggio ancora – quando devo riscrivere qualcosa che non è “uscito” come doveva alla prima stesura. Eppure lo so: i grandi scrittori scrivono e riscrivono decine di volte, limano, sottraggono, addensano. Ebbene sì : non sono un grande scrittore.
Ieri rileggevo il “romanzo” e piangevo di rabbia e frustrazione. Lima qua, lima là, ho buttato nel cestino banalità, melensaggini, ripetizioni, contorsioni sintattiche… Non si salva quasi niente. Ditemi voi: come si fa a riscrivere? Forse dovrei rileggere ciascun capitolo e riscriverlo interamente daccapo, come se fosse nuovo di zecca. Riscriverlo frase per frase è una tortura cinese. Ogni periodo me lo giro e rigiro in testa come una canzone stonata di cui non riesco a trovare le note sbagliate. Che poi quando una cosa te la leggi e rileggi da solo, alla fine “ti suona” comunque. Giovanni diceva che il segreto è leggere ad alta voce a ritroso. Ritroso a voce alta ad leggere è segreto il. Cazzataaaaaa! Giovanni, questa te l’ha suggerita un istruttore CEPU?
E voi? Voi che siete grandi scrittori ce l’avete qualche “dritta” da darmi?
 
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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

2 Risposte to “Scrivere:arte o artigianato?”

  1. mah, io sono per le scritture vicine, non quelle lontane. nel senso che, forse, ci sono cose che hai scritto che rispecchiano di più quella che sei ora, quella che scrive ora, quella che si scrive ed è scritta da ciò che le accade ora.
    Riprendere in mano scritture trascorse di solito fa solo incazzare e deprimere. Invece la scrittura dev’essere, io credo, una cosa magica che sbriglia la vita, e ti rende felice. Talmente felice che chissenefrega, se pubblichi o no?
    Ma questo è un pensiero molto personale.
    ciao.

  2. Eppure scrivi davvero bene. Perché ti fai tanti problemi?
    Scrivere può essere un lavoro e va beh, ma soprattutto dovrebbe essere un piacere. Se poi qualcuno ti dice Bravo/a ovvio che sia appagante: sentirsi apprezzati -se sinceramente- è sempre molto gradevole. Ma sei un medico? /visite domiciliari…
    Ho un’amica medico che scrive racconti molto belli ma per sé anche se li posta su siti di scrittura e scambia commenti con altri patiti della parola scritta.
    MMMMM a quando si potrà leggere questo romanzo? Buona giornata
    Bess

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