Sanguinoso epilogo

vasilij-kandinskij-tormento-interiore

“Ti sei sbagliata”.
“Oh sì: mi sono sbagliata…Su di te”.
“Smettila, dai. Che cazzo c’entro io?”
“Ah, hai una bella faccia tosta. Cazzo, se c’entri, tu. Il tuo maledetto cazzo è entrato, eccome. Non è stata immacolata concezione!”
“Ma figurati! Non è possibile. Per quattro scopate in croce…Mica abbiamo più vent’anni!”
“Appunto. A quaranta si parla di procreazione responsabile, non sono ammessi gli errori e le improvvisazioni. Mi pare di avertelo ben detto, che non prendevo la pillola. E tu a fare il romantico, a guardare la luna piena e a dirmi che ti sarebbe piaciuto un bambino con i miei occhi e i miei capelli…E io scema, che ti ho pure creduto!”
“Ma dai, lo sai che sono cose che si dicono, quelle.”
“ Sì, sono cose che si dicono. “ Ti amo”, “ Voglio vivere con te”, “Sei la mia metà della mela”. Sono cose che si dicono, a chi capita. Al fattorino che ti porta il giornale e all’idraulico che ti ripara lo scarico del lavandino. E io al fattorino e all’idraulico chiedo regolare fattura, per ogni figlio delle menzogne delle notti stellate.”
“Le menzogne delle notti stellate. Ma lo sai che sarebbe un bel titolo per un film?”
“Sì, un film dell’orrore. Con sanguinoso epilogo.La protagonista ammazza il bugiardo recidivo con venti coltellate. La polizia decreta che si è trattato di un delitto passionale.”
“Dai, non fare così. Io …non sono pronto.”
“ E che ti ci vuole per esserlo? Un buon lavoro? Ce l’hai. Una casa abbastanza grande? Non ti manca. Una compagna carina e intelligente? Ce l’hai anche questa, e non ti rendi conto della fortuna. L’età della ragione? Pure. Anzi, hai l’età, ma non la ragione.”
“Se trovi la forza di scherzare, vuol dire che non sei sicura. Di quanto è il ritardo?”
“Tredici giorni. Uno sproposito. Mai successa una cosa simile in venticinque anni di vita fertile” Enfatizzando la parola “fertile”, mi scappò una lacrimuccia, non sapevo se di rabbia o d’orgoglio.
“Da questo punto di vista, Giorgio, sono un orologio svizzero.”
“Hai detto bene: da questo punto di vista. Da tutti gli altri punti di vista sei come un autobus sudamericano.” Chissà perché, nel bel mezzo del dramma, mi scappava da ridere. Lui mi guardava tronfio di maschile irresponsabilità. Si dimetteva dall’incarico ancora prima dell’assunzione, e si permetteva pure il lusso di deridermi. Avevo voglia di sfregiare quella sua bella faccia da schiaffi. Bello, era bello. Speriamo che il bambino gli assomigli solo nel fisico, mi dissi .
Mi scappava la pipì. Mi scappa sempre la pipì, nei momenti cruciali. Abbandonai il campo a malincuore, per assecondare le mie necessità fisiologiche.
In bagno, contemplai a lungo la scia di sangue che si dissolveva sotto lo sciacquone. Eccolo, il sanguinoso epilogo. Del nostro – del mio!- bambino. Del nostro- del mio!- amore. Della nostra storia. Che strano: avrei dovuto essere sollevata, contenta. Invece non lo ero affatto. Ora sì che dovevo lasciare Giorgio.
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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

Una Risposta to “Sanguinoso epilogo”

  1. come l’avrà raccontato alle amiche?
    “ci siamo lasciati per un mio ritardo”?

    🙂

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