Prontuario del bravo viaggiatore

“Partire è un po’ morire”. Io penso che sia esattamente il contrario : la vita è un viaggio, il viaggio è vita, e la vita spesso ci trova impreparati ad affrontarla, e pieni di paura. Ricordo che quando ero bambina mia madre, agnostica fervente, ci obbligava ad uno strano rituale scaramantico – religioso, obbligandoci a una seduta di preghiera sulla soglia di casa, prima di ogni partenza per le vacanze. Ricordo bene quell’ orazione ansiosa e concitata : le valigie erano chiuse, sul pianerottolo, e il pensiero già abbandonava la calda sicurezza domestica per fantasticare sugli imprevisti imminenti…. Ecco, il viaggio per me cominciava in quell’attesa, densa di timore e curiosità.
Oggi, da adulta, il mio atteggiamento verso l’avventura di un viaggio è rimasto pressoché immutato. E , per giunta, ho un mio piccolo personale prontuario del “bravo viaggiatore”.
 
La scelta dei compagni di viaggio 
Mi è sempre parsa più importante della scelta della meta. Anche l’esplorazione dell’Eden, in cattiva compagnia, può trasformarsi in una discesa nell’Inferno.
In viaggio ho stretto amicizie indissolubili e sciolto rapporti amorosi che sembravano indistruttibili. Un viaggio richiede condivisione di bioritmi , abitudini alimentari e igieniche , attitudini caratteriali, culturali e sessuali.
Un nottambulo incallito non può viaggiare con chi ama levarsi all’alba; il primo vorrà andare in discoteca quando il secondo sbadiglierà di sonno, mentre il viaggiatore mattiniero patirà la partenza del primo battello per l’isola imprecando contro il compagno che ronfa indisturbato nel suo giaciglio scomposto…
Sul cibo si rischia di litigare accanitamente fino ad arrivare a sbranarsi, anziché il pasto, il proprio infelice compagno di viaggio: crapuloni incorreggibili non possono convivere con vegetariani e vegani, e le diatribe per la ricerca di una pizzeria in Thailandia potranno minare anche i sodalizi più consolidati…
E poi, provate a stare sotto la medesima tenda con uno che ha le Nike invecchiate come Barolo d’annata, e poi sappiatemi dire…
L’igienista e lo zozzone forzatamente accomunati dal viaggio s’accapiglieranno invariabilmente per la scelta del pernottamento (albergo o saccoapelo?), del cibo (couscous mangiato con le mani secondo l’uso locale o tajine rigorosamente consumate in ristorante a quattro stelle, previa accurata ispezione delle cucine?), dei mezzi di trasporto (“niente cammelli, che mi rimane la puzza sui vestiti per i prossimi cent’anni…”)
Confesso che per me i compagni di avventura sono sempre stati l’elemento decisivo per determinare il buon esito di un viaggio, al punto che le vacanze che ricordo più volentieri sono … quelle in cui sono partita da sola.
Svariati anni fa , ricevetti una serie incresciosa di “bidoni” proprio alla vigilia dell’inizio di una sospiratissima vacanza. Con la baldanza dei miei diciott’anni, mi armai di zaino e sacco a pelo e presi –sola- il traghetto per la Corsica. Ricordo come la gente mi scrutasse con sospetto. Fu allora che mi abituai a non temere lo sguardo degli altri su di me mentre mangiavo sola, leggevo sola, prendevo autobus e affittavo stanze da sola. Ero forse pazza? Violentemente antipatica? Frigida ? Disadattata? Non ho mai conosciuto tante persone come in quella vacanza. Tutti mi si avvicinavano con curiosità ed io ero disponibile e aperta oltre la mia indole, essendo obbligata a chiedere informazioni a destra e a manca, a stringere improvvisate alleanze (“mi curi la borsa mentre vado a fare il bagno?”) a chiedere passaggi…Mi spostavo da un campeggio all’altro, ma sprezzante del pericolo stupro, dormivo all’aria aperta, con il cielo stellato a farmi da tetto. Chi cavolo me lo faceva fare di faticare a portarmi sulle spalle il peso di una “canadese” e di montarla, per giunta? Ricordo un gruppo simpaticissimo di ragazze emiliane, incontrate in spiaggia, che “invidiose “ della mia sistemazione di fortuna au plein air, mentre si affannavano a picchiettare sui paletti di un enorme tendone, decisero improvvisamente di mollare l’operazione e di imitarmi, affiancando i loro sacchi a pelo al mio…
In viaggio non mi sono mai sentita sola, perché parte fondamentale di un viaggio sono gli incontri….
 
 
La scelta dei mezzi di trasporto
  
E’ fondamentale, perché segna il ritmo di un viaggio, determina le mete, le soste, le possibilità d’incontro.
Io, per esempio, evito, se posso, l’automobile. Odio guidare. Ma sono anche un pessimo passeggero. Non sono mai stata capace di leggere una cartina. Mi addormento quando non dovrei, attacco briga con l’autista quando è nervoso. No, l’auto se posso non la uso, per viaggiare. E poi, quando si è in auto , si viene presi da un’assurda frenesia di macinare tanti chilometri, di arrivare. L’auto va a una velocità troppo sostenuta per apprezzare i paesaggi attraversati (il treno, invece, consente di guardare dal finestrino e “sentire” le distanze percorse, cullati dal rumore delle ruote sui binari) e troppo ridotta per saltare da una destinazione all’altra senza soffrire la noia dello spostamento.
L’auto è una scatola che circoscrive il tuo mondo e non ti fa comunicare col mondo che vuoi esplorare.
C’è una sola auto che sfugge a questa regola: è la mitica Diane decappottabile del mio amico Giorgio. Quando se ne disfò per comprare un’orribile Mercedes con l’aria condizionata e gli interni di radica, piansi (io) tutte le mie lacrime. Stipati sulla Diane abbiamo cantato a squarciagola, improvvisato spericolati percorsi fuoristrada su costiere rocciose e pendiii sabbiosi, pomiciato allegramente sui sedili posteriori, arieggiato le estremità appoggiando i piedi nudi alla carrozzeria del tetto decappottato….
Ma a parte quella trascurabile eccezione, le auto non si confanno alla mia visione del viaggio ideale. Il mio viaggio ideale è costellato di soste, di imprevisti, di attese: meglio gli autobus, i muli, i motorini a nolo, gli aerei che ti consentono di saltare da un angolo all’altro di Paesi grandi e lontani, da visitare – magari- una sola volta nella vita….
  
 
Conoscere le lingue
 
Il mio sogno è essere poliglotta. Conoscere i luoghi, per me, è conoscere le persone che li abitano. E alle persone ti avvicini meglio se riesci a comunicare nella loro lingua. La mia mimica è deficitaria, lo ammetto. Ma cerco sempre di imparare almeno le formule di cortesia e di avvicinare gli indigeni armata di parole amichevoli, oltre che di sorriso.
Quando viaggiavo con mio marito, lui gesticolava, e io parlavo . Sembravamo due scimmie. A volte Renzo si ribellava al ruolo di scimmia gesticolante, e tentava di parlare. “ Io mi chamo Renzo, e tu? Abdul? “ Sguardo interrogativo di beduino abbordato per la strada. “ Io Renzo, tu? Akbar? “ La scimmia parlante ridotta momentaneamente al silenzio , sogghignava, nell’ombra. “ Mio nome essere Renzo. E tuo nome?” (Oh mamma, parlava come Mamie di “Via col Vento”. Una tragedia cui bisognava porre fine). “Prova con Mohamed” dissi, sarcastica. “Mohamed, Mohamed!” esultò il beduino, sollevato, puntandosi l’indice al petto.
Le parole “indigene” indispensabili non sono necessariamente solo le “buone parole”. In molte lingue so dire “ti amo” (anche se in tedesco suona come una fucilata, ”Ich liebe dich” sembra “Ti odio”, dev’esser per questo che non potrò mai amare un tedesco). Però conosco molte parolacce. In turco so chiedere “due tè neri, per favore”, ma so dire anche “No , grazie, non mi interessa “ (frase da somministrare ad assillanti venditori di tappeti, nell’idioma indigeno il rifiuto è più efficace)…
 
 
Essere curiosi
Credo che la curiosità sia la dote basic del viaggiatore, quella che lo differenzia dal semplice turista.
La curiosità ti spinge ad infischiartene di divieti limitanti (per esempio, quei piccoli ostacoli burocratici apparentemente superabili solo dai viaggi pacco tipo Alpitour). La curiosità ti fa scoprire luoghi meravigliosi ignoti al turismo di massa, ti fa assaggiare pietanze dall’aspetto inquietante ma dal sapore squisito. La curiosità ti porta a volte sul ciglio del baratro di esperienze pericolose, che però nel ricordo- se sopravvivi- diventano mitiche . …
 
 
Essere tenaci
Anche questo, aiuta, in viaggio. Una volta l’ex coniuge (il già citato Renzo), che è sempre stato cocciuto come un mulo, mi trascinò in una vera odissea per una sua cazzutissima ricerca. Non cercava la pietra verde di cinematografica memoria, ma una introvabile registrazione di una specifica musica folk di cui conosceva la danza. Ci girammo tutta Istanbul . Come sempre , due scimmie: io mischiavo turco e inglese per chiedere, lui completava la richiesta mugolando e fischiando la musichetta, e accennando i passi della danza folk. Uno spasso. Non trovammo la registrazione, ma in compenso ci accompagnarono in tour panoramici del Bosforo, e andammo peregrinando per giorni fra il gran bazar e gli angoli più remoti della città, a est e a ovest….
 
 
Accettare gli imprevisti
Io non sono un tipo tutta programmazione e controllo, no. Io gli imprevisti non solo non li temo, ma li ADORO. Sono gli imprevisti che ti fanno sostare in posti interessantissimi che non avresti mai “filato” o conoscere persone gentili che non avresti mai conosciuto se… Gli imprevisti sono il sale di un viaggio. E della vita.
 
 
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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

Una Risposta to “Prontuario del bravo viaggiatore”

  1. c’è sempre almeno un viaggio in una dyane rossa nella vita di uomo(inteso come essere umano), altrimenti che vita è?

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