Passo la mano

“Dottoressa, sono nelle sue mani”: questa frase me l’hanno detta spesso, provocandomi attacchi d’insofferenza (e chi sono io? Dio onnipotente? Bernardo Provenzano?) ma anche un’insospettabile ansia da prestazione.

Il fatto è che, nonostante la mia professione preveda una discreta manualità, sono da sempre dotata di un grande impaccio naturale nell’uso dei miei organi prensili.

Mia madre ha sempre simpaticamente sostenuto che ho “le mani di pasta frolla”.

Sulla pagella (preistorica) della scuola elementare il voto in “attività manuali e pratiche”, un misero sei, spiccava come un marchio d’infamia in mezzo a una sfolgorante sfilza di nove.

E’ una vita che combatto invano contro l’assioma materno e scolastico e contro l’evidenza dei fatti. Non so cucire, non so disegnare, non so aggiustare (rompere sì!), non so impastare, non so fare una sega (nel senso letterale, ahimé).

Ma io non mi arrendo, intensamente convinta che nessuna attività sia realmente preclusa ad una persona normodotata, che può supplire a una scarsa predisposizione naturale con l’esercizio. Ed io, perciò, mi sono applicata e mi applico, fino all’autolesionismo.

In gioventù, ad esempio,  smisi di tentare di suonare la chitarra classica solo dopo un disastroso saggio finale, che mi vide sbagliare con le mie mani tremolanti una serie spaventosa di accordi.

La suprema sfida alle mie mani traditrici e infide è stata la scelta della facoltà di medicina.

Ho affrontato il corso di laurea sprezzante del pericolo e della parola “chirurgia”, contenuta nel piano di studi e di abilitazione.

Ho fatto l’internista, sostenendo che per la pratica della medicina interna fosse più necessario l’uso del cervello che quello delle mani (forse avevo in mente, come modello di medico,  una sorta di Dott. House monco, invece che zoppo).

Mi sono sottoposta con stoicismo alla pratica della semeiotica medica fino a rendermi irrisoriamente facili, oltre a ispezione e auscultazione, anche palpazione e percussione.

Sono stata alla larga dalla medicina d’urgenza e da tutte le pratiche sanitarie che richiedessero manovre manuali precise e tempestive.

Perciò cercate di non avere malori seri nei miei paraggi perché io vi lascio morire o mi metto a urlare “chiamate un medico, presto!”

 

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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

2 Risposte to “Passo la mano”

  1. sei un mito!
    🙂

  2. simpaticissima, mi ricordi il dottorino che 30 anni fa diagnosticò subito a mio marito la pancreatite necrotica emorragica da cui era afflitto (l’hanno operato e l’ha sfangata)
    Però era una frana nel fare anche una semplice medicazione e i suoi colleghi dicevano scherzando, se finisco in sala operatoria mi metterò sul petto un cartello “non lasciatemi toccare das S,”

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