Nascita di una competizione

L’ingresso di Sandra nella mia vita fu piuttosto rumoroso. Piangeva con un’energia spropositata per le sue dimensioni di neonata, e non c’era un bottone per spegnerla (l’avevo inutilmente cercato nelle pieghe della sua tutina, senza trovarlo).
“ Perché piange, mamma?”
“Ha fame”.
Con stretta logica infantile, mi aspettai allora che la poppata la placasse.
Quando ciò, naturalmente, non avvenne, lo presi come un tradimento personale. L’intrusa non mostrava alcuna intenzione di passare inosservata (e inascoltata).
In realtà non si trattava del primo tradimento messo in atto nei miei confronti.
Mi avevano annunciato un fratellino, e questa bambola urlante era – pare- di sesso femminile.
L’altra fregatura era un’evidente indisponibilità allo scopo per cui l’avevo richiesta. Io volevo una compagna di giochi, già cresciuta e abile agli svaghi, ma la creaturina sembrava incapace di giocare a nascondino, moscacieca e alle costruzioni coi Lego, mentre sfoggiava un indiscutibile talento nel monopolizzare l’attenzione e le manifestazioni d’affetto dei miei genitori. Osservavo torva le smancerie di cui la facevano oggetto, mentre li sentivo sussurrare, al mio indirizzo: “E’ gelosa.” Quell’epiteto, “gelosa”, mi parve subito come un ingiusto marchio d’infamia di cui doversi liberare, al punto che, anche in età adulta, la disdicevolezza della gelosia- così precocemente appresa-  mi costrinse sempre a celarne accuratamente le esternazioni.
Imparai presto a sbaciucchiare platealmente mia sorella per ottenere a mia volta baci e abbracci ormai contesi in odiosa comproprietà, spingendomi in simulazioni sempre più convinte di gioiosi afflati fraterni. Ma ero incazzata nera e ancora incredula per l’ingiustizia che si stava consumando sotto i miei occhi: io crescevo e diminuivano i benefit, mentre quella creatura inetta e microscopica veniva gratificata grandemente proprio in virtù della sua piccolezza e incapacità.  Prima dell’avvento di Sandra, credevo che la vita fosse regolata da un sistema rigidamente proporzionale, che strutturasse coccole grandi per i grandi, e attenzioni piccole per i piccoli. Mia sorella sovvertiva platealmente e inaspettatamente quell’ assiomatica certezza rinforzata in quattro anni di beata singletudine filiale.

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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

4 Risposte to “Nascita di una competizione”

  1. Quant'è vero!

  2. Non è facile essere dei primi figli ma credimi sulla parola che anche da secondi si hanno dei problemini niente male!E' il secondo racconto sulla gelosia che leggo, qui, da te. Solo vista da un'altra angolazione…. hai pensato di farne una raccolta?Posso farti solo un appunto? Mentre lo leggevo ero dentro: mi hai catturata. Quando ho letto l'ultima frase mi sono sentita sospesa, come se non fosse quello il momento per me di allontanarmi dalle tue parole. In breve, io lo svilupperei ancora: merita.A prestobetta

  3. quoto,essere secondi,sopratutto se il primo è un genio,vuol dire vedere tutte le risorse famigliari dedicate .:al grande: mentre x il :piccolo:,,,cè tempo….,poi papà muore e di risorse non ce ne sono più,comunque OSHO dice una cosa saggia sulla gelosia,,,,,

  4. Sei stata comunque brava. Abile a mettere in atto qualche finzione ad uso e consumo degli adulti. Certo la gelosia rimane nella vita. Si può nasconderla ma c'è. Sussiste e fa soffrire.Dura per sempre.gianlù

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