La solitudine della moglie

Cristina non aveva mai pensato a se stessa. Era sempre stata molto concentrata nella prevenzione dei bisogni degli altri, ed altrettanto impegnata nella negazione delle proprie esigenze. Io , invece, ero stata allevata in un’atmosfera di feroce egocentrismo, cui avevo conformato anche la mia esistenza solitaria. Sospettavo che l’altruismo di Cristina, totalizzante e iperattivo, fosse sotterraneamente alimentato da una solida paura di sé.
Accendeva la radio in ogni stanza per non dover fare i conti col silenzio: così interpretavo il frastuono che accompagnava la vita della mia amica. La vedevo assordata perennemente da domande-pretese di chiunque avesse intorno. C’erano due figli col becco sempre aperto nella richiesta di cibo e attenzione. Daniele, suo marito, era allegramente infervorato nel proprio lavoro e nelle evasioni extraconiugali, rafforzato dalla propria materiale dipendenza da lei, che gli stirava camicie ed autostima. Poi c’era sua madre , da assecondare in una tirannica ipocondria , con un suo complicato viavai fra medici, psicologi e farmacisti. E c’era sua sorella, che le prosciugava il conto in banca adducendo debiti da ripianare, quando le scialacquava i sudati risparmi in profumi e balocchi.
Per non parlare della corte dei miracoli di vicini, parenti, colleghi che si abbeveravano giornalmente alla generosità di Cristina.
A me – cupa , diffidente, pessimista- la solare disponibilità di Cristina attraeva ed irritava ad un tempo.
Cercavo di sobillarla alla rivolta. “Perché non mandi tutti affanculo e non fai qualcosa per te stessa? Un cinema, un’iscrizione in palestra, un massaggio? “
Lei mi guardava, improvvisamente preoccupata per me . “ Che c’è , cara? Ti senti sola? Ci noleggiamo un blockbuster e ce lo vediamo insieme, dai. In palestra, magari, ti riesco ad accompagnare, se ti iscrivi a quella dove porto i bambini . Fra il corso di karate di Federico e il tennis di Giulia ci sta giusto una mezzora per l’aerobica. Sai, ho pensato di invitarti a cena insieme ad un collega di Daniele tanto carino. Secondo me ti potrebbe piacere, è proprio il tuo tipo…”
“Cristina, cacchio. Non devi né farmi accasare né farmi divertire. Ma se questo è l’unico sistema per far divertire te, sono disposta anche a beccarmi il collega di Daniele… “
Eravamo diverse, io e Cristina. Talmente diverse che non ricordo nemmeno più perché fossimo diventate amiche. Ricordo che una volta , di fronte alla sua ennesima profferta unilaterale d’aiuto per qualche mio problema personale, e al suo ennesimo rifiuto di farsi aiutare a sua volta da me per lo svolgimento di una delle mille incombenze che continuava ad accollarsi, ero sbottata , esasperata: “ Sei una dannata egoista”. Aveva sgranato gli occhioni azzurri e innocenti, per la prima volta accusando il colpo. “Egoista “ non doveva averglielo detto mai nessuno.
“Proprio così” infierii, contenta di veder incrinata quella sua esasperante serenità. “ Sei un’egoista, non sai capire i bisogni di chi ti vuol bene. “ Stavo sognando, o mi pareva di vedere umor lacrimale tra le sue ciglia? “ Non ti viene mai il dubbio che chi ti vuol bene possa aver bisogno di sentirsi utile , di fare qualcosa per te? Non chiedendo mai aiuto, tu neghi a tutti la possibilità di fornirtelo. La tua generosità è una forma suprema e raffinata di egoismo, cara mia. “
Oggi mi vergogno di quella mia filippica di cattivo gusto, ma c’era un motivo, sotteso al mio furore estemporaneo. Avevo litigato con Daniele.
Daniele , bello e infedele, ci aveva provato anche con me. Spudoratamente, mentre eravamo a una di quelle cazzo di cene a casa loro. Cristina era in cucina a spignattare come una schiava , e lui mi si era avvicinato di soppiatto, baciandomi sul collo. “Che cazzo fai? “ avevo sibilato, reprimendo un brivido di sensualità involontaria risvegliata da quel bacio.
“Sei bella” mi aveva detto il fedifrago impudente. “ E tu sei stronzo” avevo ribattuto io, furiosa, soprattutto per il mio brivido .
La schermaglia era continuata, all’insaputa di Cristina. Un giorno, dopo aver dribblato con accuratezza tutte le occasioni che potessero mettermi in condizione di trovarmi sola con Daniele, avevo raccolto tutte le mie energie e lo avevo affrontato. (Daniele aveva quel fascino irresistibile dei bastardi…). “Cristina è una donna meravigliosa. Non so se ti rendi conto della fortuna che hai”gli avevo detto, sfoderando tutto il cipiglio moralista che possedevo.
“ Lo so” aveva detto lo stronzo. “ E’ per questo che l’ho sposata.”
“Già, dev’essere per questo che la riempi di corna: è troppo meravigliosa perché tu possa sopportarlo. “
Allora il bastardo se n’era venuto fuori con quella scusa dell’autosufficienza. “ Sai, mica hai torto” mi aveva detto. “ Cristina è perfino…troppo, hai ragione. E’ così forte, così…autosufficiente. Non ha per nulla bisogno di me. Mentre io senza di lei sono perduto.”
Ed è stato allora che mi sono incazzata. Per lei e con lei. “ Maledetta egoista”, eccetera eccetera, fino a farla piangere.
 
Oggi mi ha telefonato Daniele. “Cristina è in ospedale. Vieni subito. E’ molto grave. Credo che le farebbe piacere vederti.”
Sono rimasta di stucco. Devo assimilare due realtà stupefacenti.: Cristina costretta a letto, Daniele che – dopo vent’anni- formula una richiesta per sua moglie invece che per sé.
Ha il cancro. Diffusissimo, metastasi dappertutto , uno strazio. Tanta cura per gli altri e nessuna per se stessa. Cazzo.
Naturalmente, dal letto d’ospedale, Cristina ha già organizzato tutto: turni di amici, parenti e baby sitter per pasti, compiti e necessità di Daniele e dei figli. Pulizia della casa, bollette, abbonamenti e rette scolastiche da pagare. Non ne parla con me, ma scommetterei che ha già chiamato l’impresa delle pompe funebri per il proprio funerale, che pare – ahimé- imminente.
Daniele piange come una vite tagliata dietro la porta della sua stanza d’ospedale.
Cristina s’illumina tutta nel vedermi. “Come stai?” e mi fa una carezza. Maledetta egoista.
 
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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

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