Ho il pollice giallo (il mio travagliato rapporto con gli esseri viventi)

casacasino

Amo le piante. Più degli animali, ad essere sincera. Gli animali mi spaventano, le piante mi rasserenano.
La mia paura delle bestie è ancestrale come la mia paura della vita, ma credo che origini sostanzialmente dall’ignoranza. Sono cresciuta in città, e i miei contatti con gli animali sono stati sporadici e fortuitamente infelici.
Da bambina sono stata beccata dalle galline e morsa dai cani; da adulta sono stata graffiata dai gatti e disarcionata dai cavalli. Insomma, ho provato ad instaurare dei rapporti, ma senza convinzione, e sono stata rifiutata.
Ora fuggo appena vedo una bestia qualsiasi, anche un presunto animale “domestico”.
Sui bipedi a stazione eretta meglio sorvolare.
Le piante, apparentemente, creano meno problemi. Ti danno ossigeno da respirare, bellezza da guardare, verde per sperare. Crescono e soffrono, e gli manca solo la parola.
Un appartamento solitario e vuoto si ravviva d’incanto per la presenza di vegetali più o meno fioriti. Ma una pianta, in casa mia, è più di un complemento d’arredo: è una creatura vivace e ostinata, che combatte una silenziosa e strenua battaglia per la sopravvivenza.
Sì, perché io, nonostante il mio amore per le piante, ho il pollice giallo. Riesco a far morire di sete le piante grasse o di annegamento le felci.
Attualmente, dopo durissima selezione naturale, sono sopravissuti tre esemplari superresistenti.
Due potus  lasciano mestamente ricadere le loro tre foglie. Uno penzola sopra la mensola dove c’è il telefono, e io sono convinta che sia tenuto in vita dalle chiacchiere che ha modo di origliare con grande agio… L’altro vivacchia in precario equilibrio fra i contrastanti stimoli provenienti dalla luce che irradia dalla vicina finestra, e dal calore infernale che irradia dall’altrettanto vicino termosifone. (Ma era l’unico angolo della “sala” rimasto libero, non c’era scelta…).
L’altra pianta, di cui non so il nome, deve la sua persistenza in vita a poteri paranormali.
L’ho prelevata dall’appartamento di mio padre dopo la sua morte e si alimenta probabilmente dell’amore e del ricordo ch’io coltivo per il mio genitore, più che della luce, dei minerali e dell’acqua necessari.
C’è da dire che le tre superstiti al mio pollice giallo beneficiano, durante il periodo estivo, di un trattamento intensivo in rianimazione. Prima di partire per il mare, le porto da mia suocera, che le piazza in giardino in compagnia di consorelle in ottima salute. Lascio delle creature cachettiche e agonizzanti (mia suocera le accoglie con un urlo pieno di dolore misto a raccapriccio), e le ritrovo, dopo un mese, floride, per non dire obese…
Ora, alla fine dell’inverno in casa mia, sono tornate “magre” come mannequin degli anni 70.
In parte, credo che sia colpa del mio controverso rapporto con l’innaffiatoio: alterno settimane in cui le sommergo d’attenzione e acqua, innaffiandole tre volte al giorno, a settimane di siccità e disinteresse assoluti, in cui me le dimentico per giorni e giorni in un angolo buio…
La mia psiche instabile mi fa assumere con le piante gli stessi controproducenti comportamenti che riservo agli umani, ancorché amati: schizofrenica alternanza fra assillante affettuosa assiduità e abulico e misantropico isolamento. Questo, per intenderci, è il periodo dell’aridità sahariana, e non so dire quando arriverà un monsone e inizierà la stagione delle piogge. E’ tutto l’ecosistema ad essere sconvolto, e non ci sono più le mezze stagioni…
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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

3 Risposte to “Ho il pollice giallo (il mio travagliato rapporto con gli esseri viventi)”

  1. l’equilibrio di quella chitarra è precario.
    (no, te lo dico prima che si sfranti al suolo in un sonoro SDENG!)

  2. Hai bisogno di docce telefoniche.
    Sai come fare.
    La tua descrizione mi ha fatto rizzare tutti i peletti delle braccia, ma ti voglio bene lostesso…
    Bessola

  3. ciao! Sono poi riuscita a tornare a casa; ho preso il treno proprio al volo. Spulciando il tuo blog ho trovato questo pezzo: anche a me piacciono le piante e puntualmente muoiono. Essì che mi ci metto mi sono comprata pure la garzantina del giardinaggio
    ciao
    alisa

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