Cure palliative: sfatiamo qualche pregiudizio

papaveri 2“La morfina? Deprime il centro del respiro e non la do di certo  a un malato con problemi respiratori”

Confesso che ho peccato: anch’io, anni fa, avevo delle remore a somministrare anche minime dosi di morfina al malato che presentava una brutta crisi dispnoica (di difficoltà respiratoria); avevo paura di uccidere, con la fatale fiala di morfina, il povero malato in fame d’aria,  e non mi rendevo conto che gli procuravo un’inutile sofferenza che proprio la morfina avrebbe potuto risparmiargli. A basse dosi, la morfina riduce il lavoro del cuore e procura un sollievo immediato sulla dispnea.

“Parliamoci chiaro: la morfina accorcia la vita”.

Niente di più falso. Ci sono fior di statistiche a dimostrarlo: la morfina non accelera il decorso delle malattie terminali. Non influisce sulla durata della vita, ma sulla qualità sì. La morfina libera dal dolore e restituisce la dignità al malato grave, gli consente di vivere al meglio le sue ultime giornate, di muoversi, respirare, sorridere…

“E’ troppo presto per l’hospice: non è ancora terminale”

Molti medici credono che le cure palliative vadano iniziate “in articulo mortis”. Prima è sempre “troppo presto”. Alcune terapie sintomatiche -la terapia del dolore in primis- non andrebbero mai rimandate. E’ auspicabile che chiunque non debba subire sintomi che possono essere dominati, anche se davanti a sé  ha un po’ più di una settimana di vita. Anche la “terminalità”  che consiglierebbe un ricovero in hospice, o l’attivazione delle cure palliative, è un termine che molti medici pensano come una manciata di giorni, se non di ore, quando il periodo di degenza in hospice può essere di più mesi, con beneficio importante sulla qualità dell’ultimo periodo della vita.

“Non beve più, non mangia più, sta morendo… Cosa possiamo fare? Mettiamo su una bella flebo così i famigliari sono contenti.”

La necessità di idratazione forzata negli ultimi giorni di vita è tutt’altro che dimostrata. Ho visto troppi malati terminali morire in edema polmonare (scompenso cardiaco) per lo zelo di qualche prescrittore di “flebo estetiche”. C’è una specie di legge di Murphy per i pazienti  terminali: se dai dei liquidi a un malato cui sta cedendo il cuore, quei liquidi andranno ad accumularsi  sicuramente nei compartimenti sbagliati, sovraccaricando il polmone e procurando orribili difficoltà respiratorie.

E’ invece scientificamente dimostrato che uno stato di lieve disidratazione favorisce la liberazione di endorfine (le nostre droghe naturali contro il dolore), garantendo uno stato di relativo benessere anche nelle ultime ore di vita. Nessuna “flebo estetica” ai malati morenti , ma tanta cura alla freschezza e all’igiene della pelle e delle mucose, alla comodità della posizione, al benessere indovinato dall’espressione mimica del volto o dal sorriso dei famigliari.

“Io quelli delle cure palliative non li chiamo, perché se mio padre  li vede arrivare capisce che deve morire”

Questa, ahimè, è una motivazione molto frequente del ritardo o della mancata attivazione delle cure palliative.  Il malato non deve capire che gli resta poco tempo da vivere: lo pensano strenuamente i famigliari e  spesso anche i medici, che assumono nei riguardi della persona malata un atteggiamento paternalistico o iperprotettivo.   Ci si dimentica  che ognuno ha diritto di informazione e di libera scelta e dovrebbe decidere in prima persona  di ciò che lo riguarda direttamente: se fare o non fare la chemioterapia, se e quanto tollerare il dolore, se e quanto essere lucido in presenza di disturbi critici… Ho visto in hospice molti malati liberarsi con sollievo dalla congiura del silenzio attuata nei confronti della loro cattiva prognosi. Spesso il primo a rendersi conto della morte imminente è il malato stesso, e il teatro di bugie con famigliari e vicini diventa una fatica insostenibile che si aggiunge agli altri fardelli del fine vita. “ So che devo morire, ma non lo dica a mia moglie…” “Cercano a tutti i costi di tenermi allegro, ma io ho bisogno di piangere…”

 “Dottore, non gli dia la morfina. Non voglio che diventi un drogato!”

Ricordo la supplica di una madre che soffriva indicibilmente per il figlio morente di cancro. Fra le sue mille angosce c’era anche questa, la dipendenza farmacologica dagli stupefacenti. E’ stata dura spiegarle che per suo figlio non avremmo mai potuto scalare e sospendere la morfina, e che non si sarebbe trattato di un problema d’ astinenza…

“Perché devo dargli la pillola analgesica quando non ha dolore? Prende già tante medicine! Quella per il dolore io gliela do solo se si lamenta…”

Una delle mie “fatiche” di medico prescrittore è convincere chi sta male ad assumere i farmaci per il dolore  ad orari fissi, prima che il dolore “salga” e diventi insopportabile (in quel caso anche analgesici molto potenti diventano quasi inefficaci). E’ ancora dominante, nella nostra cultura, l’idea che il dolore vada un po’ sopportato, perché “purifica”. Io credo che il dolore fisico ( il solo dolore  sicuramente evitabile o riducibile) non debba essere sopportato, ma eliminato (se si può, e si può quasi sempre). 

 

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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

35 Risposte to “Cure palliative: sfatiamo qualche pregiudizio”

  1. Trovo questo tuo post coraggioso. Grazie.
    Mi sono permessa di segnalarlo nel mio spazio.

  2. Per esperienza con mio padre e mia madre trattati con morfina, ho sempre la convinzione, nonostante queste risposte che ho letto coincidano con le risposte che mi davano i dottori, che la stessa velocizzi la morte del paziente. Praticamente ho la sensazione che sia una eutanasia legalizzata. Questo pensiero mi pesa e mi chiedo se ho fatto bene ad autorizzare l’ uso della morfina.

    • Scusa Roberto, ma l’ autorizzazione alla terapia con morfina l’ hanno chiesta a te perchè i tuoi genitori erano già incapaci di intendere e di volere? Rimango del parere che qualsiasi terapia vada concordata direttamente col malato; è suo il diritto di scegliere come vivere e anche come morire. Se hai scelto per genitori già comatosi o in stato di vigilanza già obnubilato, hai solo evitato loro una morte dolorosa.

  3. Grazie per questo post, che condivido fino all’ultima riga. Alimentare una cultura di una “buona vita fino alla fine” (e non di una buona morte) è una sifda particolarmente ardua nel nostro ambito culturale ma – a maggior ragione – assolutamente necessaria.

  4. Questo articolo lo leggo mentre mia madre trascorre il suo ultimo periodo in hospice. L’ultimo aumento di morfina, però, l’ha realmente privata di lucidità ed è in una fase di assenza quasi totale da due o tre giorni, da quando gliel’hanno aumentata. Mio padre mi ha linkato questo post per sfatare idee producenti nervosismi ulteriori.. mia madre è ammalata di cancro da 6 anni, ed ora siamo arrivati al quarto stadio terminale ed é impressionante come il decorso della malattia sia stato “irregolare”, ovvero come lei (che vorrei specificare essere giovane, 54 anni, e caporeparto di pronto soccorso) abbia tenuto fisicamente testa alle terapie (80 cicli di chemio alle spalle, una specie di record mondiale per il suo tumore) e come nel giro di 4 mesi si sia arrivati ad un collasso corporeo di questo tipo. Scrivo questo perç perchè lei è sempre rimasta lucida, presente, cosciente. Sono mesi che ha questa pompetta che assieme ad altri farmaci inietta morfina e nel tempo quest’ultima è stata aumentata sempre più. In hospice non è da molto, ma al secondo aumento di dosaggio, lei è partita, è assente e dormiente quasi tutto il giorno e lo stato di lucidità quanto di presenza fisica non cambia durante la giornata. Il dottore ha detto a mio padre che questa fase di assenza sia momentanea. Beh lo spero perchè ho vent’anni e sto perdendo mia madre e la cosa mi sta facendo sfasare, ma ricordiamo anche che se dobbiamo rispettare il volere del paziente e non essere egoisti, sarebbe idoneo porsi anche qualche domanda, su quanto vale la lucidità di una persona in un momento così. E mia nonna è morta seppur di vecchiaia l’anno scorso, sarà anche perchè è morta di vecchiaia, ma era serena e “lucida” allo stesso tempo. E datemi dell’egoista se voglio che mia madre non passi il tempo rimanente che doveva avere un valore enorme completamente strafatta, ma che almeno ci sia, mi capisca e si apra, a costo di qualche dolore che nemmeno lamentava di percepire già dosato dalla quantità di morfina che aveva in corpo. E per ste cazzo di endorfine (non ce l’ho con lei) sarebbe ora che qualcuno parlasse di marijuana tanto per cambiare. E una combinazione di thc9 unita a dosi inferiori di morfina sarebbe un’ipotesi valida in futuro. Se ne ha la competenza e la gentilezza, mi scriva se è vero che questo effetto d’assenza è destinato a svanire in pochi giorni o è solo una bufala del dottore per farci stare calmi.

    • È difficile rispondere a questo post così accorato e argomentato, per molti motivi. Il primo, il più importante, è che non conosco sua madre, non l’ho visitata e non ho parlato con lei. Mi auguro che il suo medico abbia avuto la possibilità di concordare passo per passo il programma di cura con sua mamma, o almeno abbia condiviso con lei l’impostazione della terapia. In fondo dovrebbe essere il malato a indicare quanto è insopportabile il suo dolore (fisico e/o psichico), e quindi quale grado di lucidità e capacità di autodeterminazione desideri conservare. Non posso dirle, sulla base di ciò che scrive, se l’ attuale ottundimento della mamma sia temporaneo o permanente, anche perchè potrebbe dipendere anche da fattori diversi dai farmaci assunti (idratazione, nutrizione, funzionalità del fegato e dei reni…). Io non ho esperienza inerente l’ uso di marijuana a scopo terapeutico. Quello che so è che probabilmente sarebbe efficace su una persona con una diagnosi di cancro più recente, che non abbia già fatto uso di oppiacei maggiori (morfina, durogesic, per intenderci). Fra l’altro, la morfina non si usa solo per calmare il dolore, ma anche per la difficoltà respiratoria ed altri sintomi disturbanti.Ipotizzo, perciò, che un aumento di morfina per sua madre fosse probabilmente necessario. Mi pare tuttavia che i dubbi che ha esternato così precisamente in queste righe dovrebbe esporli al medico che ha in cura sua madre, che sicuramente può rispondere con maggior cognizione di causa. In ogni caso,vorrei che mi credesse se le dico che può comunicare fino all’ ultimo con sua madre, anche se “strafatta”: le parli dolcemente, l’abbracci, le tenga la mano. Farà molto bene ad entrambi. La ringrazio per aver scritto, spero con tutto il cuore che lei, la mamma e le persone vicine riceviate tutto l’aiuto di cui avete bisogno.

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  7. Nessuno devo soffrire.purtroppo mia madre è morta per tumore pancreas le davano antidolorifici e morfina al bisogno poi i dolori sono aumentati soprattutto gli ultimi 5 giorni e da li il ricovero in ospedale reparto terapia del dolore non dico che è scomparso totalmente ma l ha aiutata meno male che esistono questi centri e meno male che esiste la morfina io sono d accordo sull uso di queste droghe quando si è in fase terminale e chi se ne frega della dipendenza. Vedere un familiare lamentarsi é terribile

    • Dimenticavo nonostante la morfina mia madre è stata lucida sono alla fine

      • Ho mio suocero in queste condizioni.
        Che dire? La sofferenza prima della morte è parte integrante della malattia. Ma è giusto su urla passivamente? Bisogna approntare delle soluzioni alternative stara’ poi al paziente debitamente informato la scelta di quale terapia voler utilizzare

  8. Mia zia è morta venerdì, dopo 3 mesi esatti di ricovero all’hospice.
    Non ha mai lamentato dolore, rispondeva di sentirsi bene e nel vedere certe persone o nel sentirne parlare sorrideva.
    Dormiva sempre più spesso, ma quando era sveglia sembrava serena.
    Non ci ha mai detto se era consapevole di essere così prossima alla fine né siamo sicuri che sapesse cosa fosse esattamente un hospice, però aveva già rifiutato l’ipotesi di un intervento al fegato per l’asportazione di una metastasi, dimostrando di essere contraria all’accanimento terapeutico.
    Gli ultimi 3 giorni non parlava più e aveva apnee sempre più lunghe. A tratti apriva gli occhi e emetteva qualche flebile suono che non sapevo interpretare e non saprei dire quanto fosse cosciente e se soffrisse, spero di no, ma vedere era straziante, stando ad aspettare la ripresa del respiro.
    Comunque sono certa che se le cure avrebbero potuto prolungare di un pochino il suo tempo di vita, sarebbe stato solo più dolore e più l’agonia.

    Ringrazio tutti coloro che lavorano negli hospice – non solo in quello di Biella dove la mia zia è stata seguita con grande umanità e professionalità – e tutti i benefattori che li sostengono. L’unico rammarico è che queste strutture dovrebbero essere pubbliche e il posto dovrebbe essere un diritto di tutti quello che ne abbiano bisogno e lo vogliano, invece a causa di questi maledetti tagli non sempre c’è posto.

  9. purtroppo mia madre è morta di cirrosi il 20/) quattro giorni fa, dopo 6 mesi di malattia, inizialmente è stata ricoverata in ospedale per 4 volte, poi e stata seguita in casa dall’ Ant,per 5 mesi l’ultimo giorno di vita l’abbiamo portata in H’ospice, perchè volevamo che non saffrisse quando sarebbe arrivato l dolore,e la morte,quindi in h’ospice è stata solo 24 ore io spero che lei non abbia sentito dolore, anche perchè non lo riusciva ad esternare, non parlava più da 1 settimana, e dormiva sempre di più poichè aveva anche una encefalopatia, però dopo che gli hanno somministrato una puntura di morfina è andata in coma profondo con difficoltà respiratorie e dopo 15 ore è morta….

    • Mio padre aveva la stessa cosa cirosi epatica cn encefalopatia, gli hanno fatto il trapianto di fegato ma cmq dopo 2 anni ci trovano un tumore allo stomaco in stato avanzato, pure lui e stato in cura in hospice dopo la morfina il medico ci ha detto che lui e andato in coma epatica x il fatto che anche se ha fatto il trapianto il sangue infettivo e l’encefalopatia cera sempre .

  10. Mio padre è in questo momento è in un hospice a Busto Arsizio, lui a lottato per 7 anni contro un tumore alla pleura polmonare (amianto)..purtroppo dopo la rimozione della pleura ad Agosto dello scorso anno e scaturito un lento ma costante peggioramento delle condizioni. Sebbene sia qui da una settimana, il cambio della somministrazione da via orale al sottopelle lo a reso quasi perennemente incosciente. Mi domando,pur sapendo che servono per alleviare il dolore se sia giusto, lui mi chiede un’iniezione per tenerlo sveglio perché non vuole continuamente dormire, ma si può scegliere tra il dolore e la presenza? Sono grato per la professionalità e umanità del personale del hospice..ma mi assale un senso di colpa sulla scelta fatta.

    • Ciao Mariano. Nell’ esprimerti solidarietà per il difficile momento che stai vivendo, ti invito a esternare i tuoi dubbi ai medici dell’ Hospice dove tuo padre è ricoverato. Può darsi che la sonnolenza del papà sia conseguente alla ipoossigenazione che un tumore pleurico finisce col provocare. Oppure può darsi che tu abbia ragione, e che l’ assopimento sia causato dalla morfina (la sonnolenza è uno degli effetti collaterali più frequenti degli oppiacei). In tutti i casi spero che il ricovero e le cure siano state concordate con tuo padre, prima che con te. E se lui vuole essere più sveglio, è giusto e opportuno che il medico lo sappia. Chiedete, senza paura. È un vostro diritto essere informati costantemente sull’andamento della malattia e sulle cure! In bocca al lupo ad entrambi.

  11. E’ in grado di intendere e di volere un malato in fase terminale, con tumore ai polmoni, trachea e bronchi, sottoposto, oltre che ad altre somministrazioni di farmaci e ossigeno al massimo, a dosi di morfina per endovena da tre giorni, e morire dopo 12 ore l’aver contratto un matrimonio in ospedale alle ore 23? Potrebbe essere dichiarato non valido?

  12. volete dare morfina come caramelle, anche a chi non ha dolore. la più bella che ho sentito è che riduce le apnee notturne… gran cazzata ma il protocollo è quello e quello si fa. la reale valutazione del dolore o dello stato del paziente viene completamente abbandonata. l’incapacità di alimentarsi o di svolgere le minime attività non viene calcolata. Rimango sempre più basito dalle attuali terapie mediche.

    • Daniele, nessun protocollo può essere applicato senza una valutazione delle condizioni del paziente. Non so cosa ti faccia generalizzare un giudizio così negativo e globale sull’intera classe medica, ma intuisco che devi aver sperimentato qualcosa di spiacevole e la mancata informazione/ condivisione di un piano di cura. Mi dispiace.

  13. Questo articolo e stato molto interessante perche io ho avuto un padre morto di tumore maligno allo stomaco e nei ultimi tempi r peggiorato ed e ricordo in un hospice a fare le cure palliative. Volevo chiedere 2 domande la prima e perché i medici non dicono mai con certezza la verità del paziente alla famiglia? E la seconda volevo chiedere la morfina fa andare in confusione il paziente? Perché mio padre lo ha confuso portandolo in coma

    • Chiara, la prima tua domanda non l’ho capita. La morfina e altri oppiacei hanno la confusione fra i possibili effetti collaterali, in grossa parte dose- dipendenti. Da quello che dici però non posso concludere che tuo padre non sia andato in coma per altre cause, frequenti nelle situazioni di terminalità: insufficienza epatica o renale, disidratazione, grave insufficienza respiratoria, ipertensione endocranica da metastasi cerebrali…

      • Mio padre essendo un trapiantato di fegato e probabile che sia andato in coma epatico. La mia domanda era come mai i medici non dicono realmente le cose come stanno sulla malattia? E poi era un dubbio che siccome mio padre e entrato per una settimana nella hospice fino al 5 giorno era ancora lucido poi da un momento all’altro mi dicono che non ragionasse + cn la testa e pensavo che fosse la morfina a stordirlo in quel modo

  14. Io credo che I malati terminali non dovrebbero essere portati negli hospice soffrono di piu”.Il mio compagno nell ospice e”stato male male, c e” scarsa qualita” del personale,non sanno pulire I malati,non sanno fare le flebo fenno partire I trombi e tantaltro,;io penso che se facessero bene il loro lovoro tutti I malati vivrebbero di piu” meglio e senza soffrire ; solo che purtroppo non e” cosi” ,anzi danno ai malati qualcosa per farli stare male e farli crepare prima,questa ” la cruda verita” ,mi dispiace dirlo ma per me potrebbero tutti chiudere!

  15. Dottore lei è stato davvero coraggioso e la ammiro moltissimo.. L’argomento è talmente delicato che non me la sento di giudicare, ma è talmente importante che è fondamentale che se ne parli. Consiglio a chiunque, in questi casi, di fare un percorso di psicoterapia per prendere decisioni razionali..

    Ma purtroppo non è per questo che le scrivo. Vorrei chiederle un aiuto, perchè nel mio caso i medici vogliono aspettare a usare sedativi e morfina. Ho insistito ma uno in particolare è contrario. Insufficienza cardiaca con versamento pleurico, e ogni 20 minuti mio padre prova una forte sensazione di soffocamento. Qualche giorno fa era totalmente stremato ed è stato doloroso vederlo così. I medici dicono di aspettare ancora..

    Gli ultimi due giorni sono andati un po’ meglio, ma io vorrei un consiglio..

    • Caro Filippo, è difficile consigliarla a distanza. Qualsiasi scelta terapeutica deve fondarsi su una valutazione clinica, che non si può fare “al telefono”. Ciò premesso, una modesta dose di morfina (non di sedativi)non è controindicata nello scompenso cardiaco,anzi, aiuta a ridurre il lavoro del cuore e allevia la sensazione soggettiva di difficoltà respiratoria (dispnea). Provi a chiedere ai medici che hanno in cura suo padre che tipo di trattamento hanno instaurato e se ritengono sia sufficiente almeno a ridurre la dispnea. Mi spiace di non poterle essere d’aiuto ma è davvero importante che condivida i suoi dubbi con chi ha in cura suo padre in questo momento.

  16. da 5 anni che lotto con due tumori avvolte la vorrei fare finita ma poi penso

    mia figlia che ha 4anni e ricomincio con le cure, oggi mentre scrivo ho preso 25 gocci di morfina e dieci gocci di una cura sperimentale dello scorpione credetimi e brutto sapere che sono condannato a morire ma mi sono fatto coraggio e ci convivo ma credetemi e straziante ha tutti malati come me dico siamo forti ragazzi siamo i migliori forza

  17. L’ha ribloggato su un mondo a colorie ha commentato:
    La mia Leonessa, che a mille chilometri di distanza da me e da Patitù, sta assistendo suo papà negli ultimi giorni di vita che il tumore ai polmoni gli sta lasciando, mi segnala questo bellissimo post, chiedendomi di pubblicarlo sul mio Blog: eccolo!

  18. Mia madre malata di cancro da 10 anni ė al suo secondo ricovero in hospice. Quando l’avevano dimessa piů di un mese fa era stabilizzata ma dopo pochi giorni la situazione è precipitata. L’hospice mi ha negato l’assistenza promessa e in un mese non ho ricevuto alcuna assistenza domiciliare. Il medico di base ha deliberatamente ostacolato il rientro in hospice riconducendo il peggioramento solo ad una mia incapacità gestionale. Io d’altraparte non sono un medico, non ho ricevuto alcuna istruzione in merito all’evolversi dei sintomi della malattia in fase terminale e soprattutto provo paura e disagio trattandosi di mia madre. Tre giorni fa, grazie all’intervento del medico di un associazione di volontari per malati di cancro mia madre è entrata nuovamente in hospice. Ė immobilizzato a letto, e in preda ad allucinazioni, ma grazie alla morfina non soffre più. Ora la paura che mi affligge è che me la rimandino a casa in queste condizioni, perché secondo L’hospice questo è il loro obbiettivo primario anche se gli rimangono pochi giorni di vita. Ma queste strutture non dovrebbero aiutare i malati e i loro famigliari a trascorrere nel miglior modo possibile i loro ultimi giorni? C’è un limite di permanenza del ricovero in hospice? E soprattutto si può sfatare l’idea che morire a casa sia meglio che in una struttura attrezzata per le cure palliative? O è tutta una farsa per far risparmiare soldi alla sanità pubblica?

  19. Sono felice e sollevata di aver letto l’articolo sulle cure palleative , lo trovato per caso cercando effetti collaterali nella somministrazione di morfina in caso di un malato di tumore al polmone , e complicazione de polmonite, mi piacerebbe sapere il nome del dottore che ha scritto l’articolo , grazie
    Beatriz Candiotte

  20. Mio suocero è da 2 anni e mezzo che ha scoperto di avere un tumore polmonare con metastasi cerebrali.Ha fatto un intervento al cervello, gammaknife, radioterapia cerebrale, chemioterapia x polmone, laser terapia, immunoterapia: nulla il mostro ha continuato ha crescere e ora ha invaso anche fegato e vertebre. Non c’è la facciamo più, lui non è stato informato della metastasi epatica sta soffrendo molto soprattutto psicologicamente. Ci dicono di parlargli ora perché poi non comprenderà, per ora prende palexia e tachip 1000 e dosi massicce di soldesam Ci aspetta un calvario…

  21. Abbiamo scoperto meno di due mesi fa che mio zio aveva un tumore al polmone con metastasi al cervello. Purtroppo non sappiamo da quanto tempo ne fosse affetto ne tantomeno la natura del male che lo ha colpito in quanto il referto della biopsia ancora non lo abbiamo avuto. Mio zio è riuscito a fare un solo ciclo di radioterapia dopo alcuni giorni ha accusato dei forti dolori di stomanco è stato ricoverato in ospedale e il giorno dopo non c era più. Non aveva ancora iniziato la cura del dolore e non so in ospedale cosa gli hanno somministrato e non so nemmeno se sia stata quella la causa del coma e della sua morte. Da ciò che ho letto la morfina in alcuni casi può portare a coma e morte. Si è sicuramente risparmiato un calvario perché i medici avevano detto che non c era nulla da fare e probabilmente era gia in un stato avanzatissimo la sua malattia, ma i medici hanno l obbligo di essere chiari con i familiari e con i pazienti riguardo tutto ciò che comporta una patologia come questa le cure e il resto. Ora ci rimangono solo tanti dubbi e sensi di colpa forse è stato sbagliato qualcosa nella somministrazione della morfina a mio zio.

  22. La morfina ha aiutato mia madre a proteggersi dal dolore aveva tumori dappertutto e metastasi aveva 64 anni ho una figlia di tre anni e una di otto mesi grazie alle cure in hospice mia madre ha potuto battezzare la piccola era contenta di poterle vedere senza mostrare il male che aveva, prima di andarse mi ha mandato un bacio , e riuscita grazie alla cura del dolore a festeggiare il suo ultimo compleanno le avevano dato sei mesi è andata via dopo nove era serena con tutti e con tutto il vuoto che sento è troppo grande ma sono contenta che non ha sofferto grazie a queste cure

  23. Mia mamma è morta il 5 luglio di quest’anno a 68 anni per cirrosi epatica. L’ultimo giorno di vita non era più cosciente, non mi riconosceva neanche, ma urlava di dolore in maniera straziante se solo qualcuno osava sfiorarla, la facevano gridare di dolore anche le mie carezze.. la morfina che le hanno dato è stata un enorme sollievo, per tutta la notte fino alle 5:30 del mattino, quando poi è morta per emorragia, ha riposato senza urlare. Anch’io avrei voluto che fosse cosciente per poterle dire addio, quanto le volevo bene e quanto sarebbe mancata a me e al suo nipotino adorato, ma la sua sofferenza mi straziava, e ho preferito che fosse incosciente e senza dolore, piuttosto che soddisfare il mio egoismo.

  24. Il Problema nn è la morfina ma capire quando sarà il momento del trapasso e non avere pregiudizi… Mio padre e mancato a casa mia dopo un mese di sofferenza… Aveva alti e bassi un giorno sembrava dovesse stare bene da un momento all’altro… Quello dopo dormiva 20 ore e chiedeva di fratelli morti… Abbiamo sempre tenuto un basso profilo con la morfina per pregiudizi! Dico una cosa diciamo per spezzare una lancia a favore dei parenti… La morfina è una droga e come tale non sarà mai vista di buon grado… Ancora oggi nonostante mio padre stesse morendo ho il dubbio che la morfina abbia accellerato il processo è lo abbia mandato in coma… Sapendo benissimo che in coma ci è andato perché aveva un enfisema polmonare e in ospedale lo avevano ridotto a vegetale… Se i vostri parenti stanno morendo e potete accudirli a casa non lasciateli in ospedale… E affidatevi ad associazioni che vi aiutera con la terapia… Per la morfina effettivamente aiuta la respirazione una mattina mio padre saturava 73 e dopo una fiala di oramorph e salito a 84 quindi posso dire che in alcuni casi è essenziale… Mio padre vedeva i fantasmi (allucinazioni spiriti ipossia chiamatela come volete) di notte e con la morfina passava il dolore e stava sereno… Però vi ripeto con il senno del poi non so cosa farei…. Sicuramente lo riporterei a casa ma per vivere con il dubbio che la morfina abbia accellerato il tutto forse farei dietrofront perché loro muoiono serenamente ma noi viviamo con il rimorso (paranoia) di aver accellerato il tutto… E purtroppo su questo nessun dottore può lavorarci… Il problema è che la sanità italiana fa schifo! (perdonatemi se nn uso mezzi termini) e noi familiari siamo praticamente costretti a portarci i parenti a casa per dargli la dignità che in ospedale viene calpestata da supponenza di dottori e arroganza degli infermieri…

  25. Grazie. Questo articolo mi ha chiarito molti punti oscuri. Ma cosa pensa chi è dentro l’hospice perché le hanno detto che non ci sono più cure per il suo cancro? Spera di uscirne e morire dopo mesi magari a casa o sa che sono veramente gli ultimi giorni? Soprattutto quando la morfina e somministrata h24? Grazie

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