Chi l’avrebbe mai detto

liberty towerChi l’avrebbe mai detto. Sono ancora a New York, Big Apple addicted. Anzi, cittadina onoraria, per diritto acquisito in una settimana di vacanza. Ho tremato per il terremoto, trepidato per Irene e oggi sono in pensiero per il lugubre anniversario.  Tra l’altro, non ero poi così entusiasta di partire. Che fra passaporto elettronico, ESTA, valigie speciali con la serratura universale,  impronte digitali e paranoiche perquisizioni ad ogni angolo, museo, grattacielo, ti fanno passare la voglia. E poi, il volo transoceanico con le fatidiche American Airlines non mi allettava affatto. Ma l’adolescente di casa ha tanto insistito per barattare una capitale europea con New York, e ho finito col cedere al suo giovanile impeto.

L' America inizia da un Air Train sospeso su monorotaia che sembra un ottovolante, ma è tutto un gigantesco luna park. Non c'è cibo completamente naturale, tutto è condito, aromatizzato, iperzuccherato o gasato. L'ascensore del Top of the rock, sul grattacielo Rockfeller (tutti i palazzi sono grattacieli, e tutti i grattacieli sono intestati al miliardario di turno), non contento di catapultarti alla velocità della luce al novantaseiesimo piano, ti abbaglia con giochini di luce psichedelici, per non farti annoiare troppo nella breve  attesa.  Aspettare non appartiene alla tradizione americana. E' un popolo del tutto e subito, con una  velocità incompatibile con la mia pigrizia e i miei riflessi da braditurista.

LibertyLego

“Questo ritmo non fa per me”, ho confessato a mio figlio, frastornata dalle troppe luci, dai troppi incroci, dai troppi grattacieli, da una lingua troppo smozzicata e troppo diversa dall’inglese, dalla troppa gente. Guardavo la folla multicolore e metropolitana e non vedevo anziani. Hanno  ragione i Cohen, non è un paese per vecchi. Qualcuno, a dir la verità, l’ho notato al Greenwich Village, come un panda in uno zoo.  Due o tre patetici hippies coi lunghi capelli grigi  raccolti in una anacronistica coda di cavallo. Suonavano chitarre e si facevano le canne in Washington Square. Io su una panchina del parco mi godevo quell’atmosfera retrò mentre Diego scalpitava per altri miti musicali e generazionali. Mi ha trascinato al patinatissimo Hard Rock Café di Times Square, dove un cameriere molto yankee l’ha messo al suo posto. Il sedicenne ha ordinato una birra ed è stato redarguito per l’età troppo verde, che gli impediva di consumare alcolici, anche se in presenza della madre ultramaggiorenne.

DSCN0646

La sua rivincita si è invece consumata all’Apple Store di Soho, un negozio di giocattoli dove abbiamo passato un pomeriggio piovoso. Americano e informatichese sono una combinazione letale per le mie facoltà intellettive; ho lasciato una lista di cose da chiedere al mio frenetico figliolo, e lui si è lanciato in una fitta e incomprensibile conversazione con un sosia di Macaulay Culkin, l’odioso eterno bambino lentigginoso di “Mamma ho perso l’aereo”. Ne è uscito trionfante, impugnando il mio obolo all’inevitabile virus del consumismo,  un fiammante Ipad.

L’Ipad è per me l’oggetto simbolo della mia vacanza newyorkese e della sua imprevedibile penetranza nel mio stile di vita proprio come Sex and the City è stata la mia Bibbia sulla Grande Mela prima del viaggio.

A proposito, non avete idea della soddisfazione puerile nel guardare serial tv e film di ogni epoca riconoscendo gli sfondi; c’è sempre una panoramica di Times Square o dello skyline (il trucco per distinguere il grattacelume newyorkese da quello di Chicago, San Francisco o Los Angeles, è cercare le guglie brillanti del Chrysler Building, inconfondibili più delle famigerate e desaperecide Twin Towers o dell’ Empire State Buliding; meglio evitare il riferimento dei ponti, perché Golden Gate e Giovanni da Verrazzano si confondono). Immancabile la scena d’amore in Central Park (che invece è una gran delusione, non c’è storia con Villa Borghese o Hyde Park, se volete il mio provinciale parere), la sparatoria a Chinatown, i poliziotti italiani e nei film d’epoca l’arrivo in battello sull’Hudson, con la pacchianissima  Statua della Libertà che si staglia contro un cielo in bianco e nero.

noi eravamo qui

Dicevo dell’Ipad, status symbol consumistico e americano. Proprio come l’Ipad, che ha un’applicazione per tutto- dal contacalorie per l’ennesima infruttuosa dieta alla tabella di conversione degli oppioidi, dalla lista per la valigia al programma che ti dice il titolo dimenticato della canzone, quando gliela canti in maniera nemmeno troppo intonata- New York ha un posto  (e un prezzo) per tutto: il cibo afgano e quello bretone, l’usato di Chanel e i pantaloni a zampa d’elefante, i portoricani, i cinesi, gli italiani, gli olandesi…

E tu ti abitui presto a trovare, senza cercarlo troppo, tutto quello che ti passa per la testa in qualsiasi momento; tanto c’è sempre una pharmacy  (più che farmacia, supermercato) aperta, un metrò che passa, una persona da abbordare. E’ davvero tutto molto easy, tanto che due minuti dopo l’atterraggio al JFK ho avuto la netta sensazione che nel supermercato metropolitano avrei potuto facilmente acquisire anche una relazione amorosa e/o sessuale di mio gradimento, se solo avessi voluto. Perché le persone, a NY, sono davvero inaspettatamente accoglienti e cordiali; ti si avvicinano offrendo aiuto se ti colgono spaesato, parlandoti senza la spocchia british ma con la sorridente liberalità di chi è convinto di vivere al centro del mondo.

Di questa facilità consumistica e della fallace impressione di avere il mondo ai miei piedi mi sono definitivamente ammalata, ed è per questo che mi sento anch’io newyorkese, mentre, come Carrie di Sex and the City, digito le mie banalità sulla tastiera di un portatile, a gambe incrociate sul letto. 

empire

Annunci

~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: