Caramelloso otto marzo

caramel

Ho commemorato a modo mio l’8 marzo, vedendo un film “di donne”.
Il “caramel” del titolo, più che a una guarnizione dolciaria, richiama a una pratica sadomaso, la ceretta depilatoria, cui uomini e donne si sottopongono per amore in un salone di bellezza di Beirut, dove la regista libanese ha ambientato una sua personale versione di “Fiori d’acciaio”.
Il film è tutt’altro che femminista ma molto femminile ( nella morbida sensualità, nella sorridente e ironica comprensione del mondo, nella capacità muliebre di conciliare gli opposti, nella generosità e nella duttilità al rinnovamento) e mi ha inspiegabilmente suscitato una strano rimpianto per quel passato che nel film convive col presente senza nessun stridore, come in un film neorealista italiano. Mi è venuta nostalgia di profumi di torta e macchine da cucire manuali, matrimoni apparecchiati in ogni dettaglio, attesa di principi azzurri che a volte arrivano davvero in sella ad una moto invece che a un cavallo.
Il film è affollato di donne e tutte ispirano  sentimenti d’infinita tenerezza: la parrucchiera passionale che corre al richiamo dell’amante sposato (l’unico uomo- non uomo del film, non a caso mai visibile e rappresentato con l’assenza) e trova il coraggio di lasciarlo solo leggendo negli occhi della moglie- rivale analoghi sentimenti di appassionata dedizione ; la shampista ossigenata, moderna e in pantaloni, che vive con impacciata naturalezza la propria difficile inclinazione omosessuale; la donna incapace d’invecchiare, alle prese con le nevrosi “plastiche “ da femmina  occidentale, che simula mestruazioni inesistenti macchiandosi i vestiti col mercurocromo; la sarta che ricuce rimpianti a mano, suggellando con la rinuncia a un amore tardivo una teoria di privazioni che si è inflitta per prendersi cura di una sorella matta; la sorella matta, appunto, tenero pupazzo che vive fuori dal tempo, in una poetica ed efficace ricerca di una realtà alternativa ed onirica; la giovane promessa sposa, irruenta e velleitaria, incerta fra la contestazione e il rifiuto di una vita ingabbiata nelle convenzioni e la resa a quelle stesse convenzioni, con la ricostruzione di una verginità strumentale ma in fondo non così necessaria; la donna “integrata”, succube della sua bellezza ma pacificata dalle sue possibilità di trasgressione, simbolizzate dal sorridente taglio di capelli nella scena finale del film.
Gli uomini sono personaggi di contorno ma necessari, e in fondo sensibili sotto gli strati di simulata sicurezza; quando spogliati delle divise militari e dei baffi virili, sanno regalare sguardi amorosi e protettivi e far sognare le loro cenerentole.
Su tutti lo sguardo dolce e ironico della regista – anche splendida protagonista, con fattezze di una Loren mediorientale non rovinata dal silicone- ammicca dallo schermo a una condizione femminile in continua evoluzione, ma segnata eternamente dalla predestinazione all’amorosa donazione di sé.
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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

Una Risposta to “Caramelloso otto marzo”

  1. Molto brava. Un’ottima recensione.
    Per tua curiosità vai a leggere la recensione che ha scritto Carlo (Klimt) sul suo blog qualche giorno fa: curiosidelmare.splinder.com
    Ci sono anche delle belle illustrazioni.
    Dopo la tua e la sua recensione, impossibile non andare a vederlo questo film. Grazie del consiglio.

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