Burn-out

“Tornassi indietro, butterei la laurea nel cesso e aprirei un bel negozio. Non ce la faccio più a fare il medico. Non è la stanchezza fisica a prostrarmi, ma lo stress psicologico”. Parlo col geriatra in mensa,  gli sorrido. E’ grasso, fuma, è scapolo, non ha alcun sex appeal. E’ evidente che non ha cura di sé, e mi chiedo come possa averne degli altri. E’ stufo dei suoi pazienti, annoiato dei loro acciacchi e della loro tristezza.

Mi torna in mente una collega ospedaliera, un eone d’anni fa (ero giovane, e lo era anche lei, allora), che aveva recriminazioni quasi identiche. “Tutti che stanno male. Tutti che si lamentano. Uffa!”. Mica siamo in Cina, dove vanno dal medico quando stanno bene. Nell’Occidente nevrotico, dal medico si va quando il peso del malessere si fa sentire, e si pretende che il sanitario-stregone, con una bacchetta magica, ce lo faccia sparire, d’incanto. Possibilmente subito.

Come Paolo, quarantasei anni, obeso e fumatore, epatopatia etilica e ipertensione. Vorrebbe la pillola guariscitutto, la TAC terapeutica, e si incazza perché il suo medico gli ha detto che deve cambiare stile di vita: mangiare meno e meglio, smettere di fumare, camminare e altre sciocchezze salutistiche. Paolo cambierà forse medico, ma non le insane care vecchie abitudini. E si lamenta con me, nel frattempo. “Tu che sei un dottore…” Questa frase, “tu che sei un dottore”, mi spinge ad abiette negazioni. Quando sono in vacanza, e gli sconosciuti mi interrogano sulla mia professione, simulo lavori di scarso appeal sociale -segretaria d’azienda, impiegata all’Enel- mentendo senza sensi di colpa. “Tu che sei medico” è frase che prelude spesso a non richieste confessioni-fiume. “Tu che sei medico…” e giù a parlarti delle loro disfunzioni sessuali, della vista annebbiata, del mal di testa insopportabile, del dolore ovunque, della cervicale, dell’ avròmicauncancro, della prostata e della diabete, del prurito che non  fa dormire e delle allergie a tutto, ma proprio tutto. Tutti che stanno male, tutti che si lamentano. Ma come cazzo faranno i preti a sorbirsi quelle litanie nei confessionali, appesantite dall’IVA del senso di colpa e del peccato?

Se sei medico, anche i medici ti scelgono solo per lamentarsi. Beppe, internista cinquantottenne, si lagna con me. Troppi turni di PS, ha sonno e nessuna vita sociale, la mamma è anziana e va accudita, la quasi-suocera ha avuto un ictus ed è rimasta sulla sedia a rotelle, il pisello non gli tira più come una volta, la 104 per la madre non gliela danno e la pensione nemmeno, non ce la fa più.

E io li ascolto tutti ma mi distraggo: penso che mi fa male un dente da due settimane e non trovo il tempo per il dentista, penso che ingrasso un chilo al giorno e che mi fanno male le ginocchia e i talloni (sperone calcaneare?), penso che non scopo da una vita e che l’ultimo uomo che mi ha visto le tette è stato il radiologo della mammografia, penso avròmicauncancro e poi no, sono troppo grassa.

Allora dico ad Anna “Tu che sei psicologa…”, ma poi mi fermo e mi autocensuro, sai che pallecosì avrà anche lei delle paranoie e delle ipocondrie non retribuite…

E poi mi affretto verso la mia terapia auto-prescritta: la lezione di teatro dove sono l’ultima della classe machissene, la serata di ballo baccanalico e liberatore, il flirt cosmetico per l’autostima, lo shopping incauto e consolatorio… 

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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

2 Risposte to “Burn-out”

  1. Ahahah, provo ad immaginarti come l'ultima della classe a scuola di teatro … (che ddupalle la vita, alice!)

  2. sarai mica depressa? Certo vedi e annusi un disfacimento in te e intorno a te. Ferma tutto, fai un giro intorno a te stessa e riparti, forse con meno entusiamo, con qualche chiletto in più, ma chi se ne frega. Ti auguro un buon viaggio.
    ciao
    S.

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