Buona fine e buon principio

medium_champagneIl 31 dicembre il lavoro languiva fra proclami chiassosi e tintinnare di brindisi; l’atmosfera dell’ufficio era impregnata dalla clamorosa falsità degli auguri di rito.

“Con chi passa il Capodanno, Dottoressa?”. Brancacci, Ufficio Liquidazioni,  finse di interessarsi ai suoi presunti festeggiamenti di fine d’anno, mentre sorbiva rumorosamente il  prosecco a buon mercato.

“Da amici” rispose Anna con un mezzo sorriso misterioso ed allusivo.

Aveva imparato ad offrire menzogne sociali, frivole e innocue, per evitare dolorose indagini.

“Una bella donna come lei, chissà che strage di cuori!”l’adulatore non demordeva dall’involontaria tortura. L’unico cuore sanguinante, pensò Anna con lucida amarezza, era il suo. 

Suo figlio era con gli amici in montagna e Carlo… Carlo le aveva fatto un bel regalo di Natale. L’aveva mollata nel pieno delle feste, quando è più vivo il desiderio del calore degli affetti. L’avvisaglia della fine era stato lo scambio di doni sotto l’albero. Anna aveva trovato un computer: splendido, lucente, con schermo piatto, gigamemoria e cuore hard. Con gli stessi soldi Carlo avrebbe potuto offrirle una vacanza, un gioiello o qualunque altro dono di minor cibernetica freddezza. Anna aveva trangugiato la delusione per un regalo che denunciava il disinteresse di Carlo per lei e per i suoi  veri desideri. Poi era arrivata la stangata.  “Non ti meriti bugie”le aveva detto spudorato, propinandole una indigeribile verità: si era innamorato di un’altra. “E il Capodanno?” aveva mormorato Anna istupidita, come un bambino di fronte a un giocattolo rotto, vedendo sfumare il San Silvestro a Parigi. “E Il Capodanno?”: tutto il dispiacere per l’amore spezzato condensato in uno stupido rammarico infantile.

Aveva tanto sognato un epilogo harmony di un anno ruvido: teneri abbracci sui Champs Elysées, baci impressionisti, musica e lumière…

Invece, Milano e il fragore di botti proletari rimbalzanti da una ringhiera all’altra, il disordine casalingo di feste consumate a metà, il telefono muto e la segreteria senza messaggi, l’orizzonte grigio di un anno vuoto di speranze.

Anna lottò contro le lacrime che annegavano i buoni propositi per il nuovo anno in una malinconia invincibile.

Fuori dal suo appartamento innaturalmente silenzioso tuonava il fracasso dei festeggiamenti collettivi. Mise Beethoven nel lettore CD- un classico senza tempo- e riempì la vasca di bagnoschiuma alla pesca. Voleva farsi trovare pronta come un’odalisca per il  suo sultano. Si lavò accuratamente, si controllò allo specchio fin nella più recondita ruga e si trovò passabile- aveva sempre portato la propria bellezza come un’armatura, ma Carlo l’aveva vinta ugualmente- poi s’infilò nella guepière da troia capodannesca e indossò l’ abito rosso da sera che aveva preso per Paris la nuit.

L’orologio segnava solo le ventitré. Ancora un’ora. Ma il tempo era una convenzione, l’anno nuovo non avrebbe cancellato le difficoltà di quello vecchio, anzi, le avrebbe riproposte con maligna evidenza, un po’ come quando al risveglio da un bel sogno ci torna subito alla memoria la realtà più insopportabile.

Trillò il cellulare. Era Andrea, suo figlio. La sua voce squillante sovrastava il frastuono di qualche festa lontana. “Ti faccio gli auguri adesso, mamma, ché a mezzanotte s’imballano i cellulari e anche i messaggini.” “Buon anno, amore”. Il saperlo gioioso e giovanilmente indifferente alle sorti materne le era di gran consolazione. Spense il telefonino e aumentò il volume di Beethoven  a sovrastare i crescenti rumori esterni. Non voleva sentire, e non voleva che la sentissero.

A mezzanotte, ligia alle convenzioni, fece un brindisi davanti alla TV- ecco Parigi splendente di luci e di giovani innamorati-e diluì di lacrime lo champagne. Ne prese tre bicchieri: aveva letto da qualche parte che l’alcol potenziava l’effetto dei sonniferi. Ingollò due blister interi di pastiglie, con metodo, come se si trattasse di medicine miracolose per una malattia inguaribile. Si adagiò sul letto col vestito da sera, in una posizione coreografica ma composta, i capelli lucidi aperti a ventaglio sul guanciale. Voleva essere bella, quando l’avrebbero trovata.

 

 

“Che palle! Anche questo Capodanno a lavorare. Vorrà mica dire che dovrò sfacchinare tutto l’anno? Quello stronzo di primario  mi ha appioppato tutti i turni festivi. Buon anno!” Il Dott. Fraschini sollevò stancamente un bicchiere di carta in un brindisi tardivo.  “Oltretutto a San Silvestro si lavora il doppio. Fra i cretini che si fanno saltare in aria coi fuochi d’artificio e i suicidi o aspiranti tali… Quest’anno per i TS Capodanno batte Natale 6 a 4. La depressione delle feste è micidiale. Guarda quell’emula di Marylin Monroe, di là. Bella donna, barbiturici, certamente pene d’amore. Ha avuto una gran fortuna, se l’è cavata per un pelo.”

 

Anna aprì gli occhi, accecata dalla luce vivida della rianimazione. La sovrastava un angelo in tuta azzurra. Gli controllò le spalle: erano prive di ali. L’aldilà somigliava spaventosamente all’aldiqua.

“ Bentornata!”le disse l’angelo-puffo.

“Dove sono?” biascicò Anna. Aveva la bocca impastata e la lingua di carta vetrata. Quello schifo di champagne! A pensarci le veniva ancora da vomitare.

“Io…sono viva?Come diavolo ho fatto a… ” Ecco, non era brava neanche a suicidarsi. Eppure aveva pensato che fosse matematicamente impossibile che qualcuno venisse a salvarla…

“Può dire grazie a un ladro gentiluomo, lo sa?”

“Cosa?”

“Proprio così, approfittando del caos della mezzanotte un topo d’appartamento deve essere entrato a casa sua e l’ha trovata sul letto con la bava alla bocca e il flacone vuoto sul comodino. A quel punto il ladro se la dev’essere fatta sotto, ha chiamato il 118 e se l’è data a gambe. Non è pazzesco?”

“Che cazzo di modo di iniziare l’anno nuovo….”Anna rise, sgangheratamente. La prima risata dell’anno.

 

 

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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

4 Risposte to “Buona fine e buon principio”

  1. Complimenti!!! Ci tieni sempre in sospeso sino all’ultimo.
    Brava. proprio brava.
    Letta con piacere.

    Bess-Gianluisa

  2. l’anima pia c’è, prima complimenti per il raccontino a buon fine, anche se con l’aiuto del "deux ex machina".

    quando posti guarda su in alto c’è la valigetta del copia incolla cliccaci sopra e si aprirà una finestrella incolla li.
    ancora guarda su c’è scritto codice clicca per incollare eventuali codici con foto e poi riclicca per scrivere e vedere l’immagine postata.
    Ok?
    a proposito con l’ipod e l’impianto stereo avevi risolto?
    arrisentirci, buon anno

  3. Bene, suicidio archiviato e tiremm’innanz!

  4. Ad ogni modo gli AUGURI DI BUON ANNO fan sempre piacere.

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