Alice tornava da scuola

Alice tornava da scuola saltellando, con l’allegra baldanza dei suoi nove anni. Aveva preso “bravissima” nel dettato. L’ultima pagina del suo quaderno era indenne dalle correzioni della maestra. Nemmeno un segno blu: la mamma sarebbe stata contenta.
Alice avanzava a grandi balzi, assorta nel suo gioco preferito. Saltava a tre a tre i quadrotti del lastrico del marciapiede, canterellando formule magiche e propiziatorie.
Se tre righe salterai,
ciò che vuoi tu avrai.
Era riuscita a saltare bene. Le sarebbe piaciuto mangiare la pasta al forno, a pranzo. Alice andava matta per la pasta al forno.
Uno due tre,
il mio amore pensa a me.
Persichetti pensava a lei. Persichetti Roberto: primo banco a sinistra, vicino alla lavagna. Oggi le aveva tirato la coda di cavallo, ma poi, per farsi perdonare, le aveva offerto un po’ della sua merendina.
Un’alfetta rossa rallentò, affiancando la bambina sul marciapiede.
“Ehi tu. Ehi, bambina dico a te. “ Alice si voltò verso il richiamo per rispondere. Quando un grande ti chiede qualcosa, devi sempre rispondere, Alice. Alice non voleva esser maleducata .
Vide l’auto lunga, dalla carrozzeria lucente. Dentro c’era un signore biondo molto distinto, vestito con un completo azzurro. Sul sedile accanto a lui c’era una cartella simile a quella di Alice, ma nera e senza tracolla.
“Scusa, mi sai dire dov’è via Mascagni? Se mi ci accompagni ti do un passaggio fino a casa in macchina.” Il signore si toccò in mezzo alle gambe, mentre parlava con Alice. Via Mascagni. Era vicina, forse al prossimo isolato. Alice era confusa. Non sapeva cosa rispondere a quel signore tanto gentile.
“Mi hai sentito nani? “ L’aveva chiamata “nani”, quel signore. Come la zia Cristina. Anche il panettiere la chiamava sempre “nani”. “Vuoi le solite michette, nani? “ e le porgeva il sacco con le michette fragranti, appena uscite dal forno.
Il signore dell’alfetta doveva avere un gran prurito. Si stava grattando ancora i pantaloni in mezzo alle gambe, mentre le parlava. “ Allora, nani, dov’è via Mascagni? Dai, sali in macchina.” Le aprì lo sportello dell’auto, spostò la cartella nera sul sedile posteriore, facendole segno di accomodarsi accanto a lui.
Alice era al culmine dell’imbarazzo. Non riusciva proprio a ricordarsi dove fosse la via Mascagni.
Arrossì e mormorò con un filo di voce “Mi dispiace, ma non mi ricordo proprio dov’è quella via. E poi sono arrivata a casa .” Si avvicinò al citofono del palazzone dove abitava e premette un pulsante. L’auto rossa ripartì in un rombo rabbioso.
 
Un profumo di pasta al forno le assalì le narici, entrando in casa.
“Mamma.”
“Che c’è cara? “ aveva colto la nota ansiosa nella sua voce, con sfumatura di senso di colpa.
“Oggi tornando da scuola mi è successa una cosa brutta.”
“Cosa? “
“Un signore mi ha chiesto la strada per via Mascagni, ma non sono stata proprio capace di indicargliela.”
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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

3 Risposte to “Alice tornava da scuola”

  1. Hai creato una bella suspense fino alla fine.
    Brava!
    Certo che poi si tira il fiato…
    Bessola-Gianluisa

  2. fossero tutte montagne che partoriscono topolini…

  3. mi sembra di ricordarlo, un po’ cambiato: è possibile?
    se sì, prendilo come un complimento, nani

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