scansione0002Guardo questa immagine e non provo nulla. Non provo alcun sentimento per il bambino della foto, non provo pietà né altro, il mio animo è vuoto. Non sono un insensibile, credetemi. Mi sento male ogni volta che incontro quelle ombre mutilate di esseri umani che salgono sulla metropolitana per elemosinare pochi centesimi.
La differenza tra le ombre e quel bambino è che non l’ ho mai visto direttamente: per me, ora, è solo un’ immagine su un foglio di carta. Non provo pena per lui perché non so come sia, non avere scarpe. Non provo pietà per lui perché non ho mai conosciuto nessuno  che fosse in una condizione simile alla sua.
Questo vuoto emotivo mi fa sentire in colpa. Scelgo di spostare il mio pensiero dall’ area dei sentimenti a quella dell’ immaginazione e cerco di pensare come vivrei se nemmeno io avessi cibo acqua vestiti medicine elettricità casa riscaldamento.
 
Direi addio al mondo.
Non sopravvivrei a lungo, sono troppo abituato a quei beni materiali dei quali do tanto per scontato l’esistenza, mi abbandonerei al destino senza contrastarlo.
Lasciando che i miei vestiti si logorino, che il poco cibo che ho diventi immangiabile, che l’ acqua gelosamente conservata evapori, che l’aria si ghiacci dal freddo, che la mia casa si sfaccia, che i germi prendano possesso del mio corpo e della mia vita.
 
Ora che mi sono calato nei suoi panni, provo qualcosa per quel bambino: non pena, ma stima. Una profonda stima. Noi spesso sottovalutiamo gli effetti che uno stato d’ animo produce su un organismo. Come esiste l’ effetto placebo, esiste il suo contrario: la mente può danneggiare il corpo. E la mente di quel bambino è più salda di quella del più incorruttibile moralista. Lui, nonostante tutte le difficoltà, sopravvive, non si sconforta. Lui ha reagito, è in piedi, sul fango che gli trasmette il suo freddo. Perché il freddo gli prova che non è morto.
 
Ora guardo la sua foto, e medito su quei disperati, così simili a lui, che emigrano in Italia: penso che meriterebbero un premio. Sì, un premio, perché loro amano tanto la loro vita da cercare di metterla in salvo, mentre il nostro amore per una cosa così preziosa noi l’abbiamo perso tempo fa. Cosa ne facciamo noi, della nostra vita? Non serve, è brutta, è inutile. Abbiamo già a portata di mano tutto che ci occorre, non ci aspettano più grandi sfide. Loro invece hanno avuto così tante difficoltà prima di arrivare nel nostro Paese che non possiamo nemmeno immaginarle. Come li premiamo?  Guardate i notiziari, vi risponderete da soli.    

Diego Foglini*

 

* Un ragazzo milanese di 15 anni (incidentalmente, mio figlio). Il tema era un "compito delle vacanze"…

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~ di aliceoltrelospecchio su dicembre 10, 2011.

3 Risposte to “”

  1. Solo quando sono arrivato alla fine ho visto che non eri tu che scrivevi. Tuo figlio sembra un ragazzo molto maturo. Passavo di qua dopo molti mesi. Spero che tutto vada bene. Un abbraccio!

  2. menti come quella di tuo figlio rndono il mondo un posto migliore.
    peccato siano poche, ma meno male che ce ne sono.

  3. ricordo il coraggio che ebbe Diego a sottoporre un suo racconto all'esame critico di un manipolo di instancabili lettori!
    Vedo che sta crescendo molto bene, come ragazzo e come autore
    complimenti ad entrambi
    Cecil

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