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	<title>La sostanza dei sogni</title>
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		<title>Cure palliative: sfatiamo qualche pregiudizio</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aliceoltrelospecchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;La morfina? Deprime il centro del respiro e non la do di certo&#160; a un malato con problemi respiratori&#8221; Confesso che ho peccato: anch&#8217;io, anni fa, avevo delle remore a somministrare anche minime dosi di morfina al malato che presentava una brutta crisi dispnoica (di difficolt&#224; respiratoria); avevo paura di uccidere, con la fatale fiala [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=173&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	<img alt="papaveri 2" src="http://files.splinder.com/67c26fee6009c5bda15d193ac27f2a0c_medium.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" /><span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;"><em>&ldquo;La morfina? Deprime il centro del respiro e non la do di certo&nbsp; a un malato con problemi respiratori&rdquo; </em></span></span></p>
<p>	<span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">Confesso che ho peccato: anch&rsquo;io, anni fa, avevo delle remore a somministrare anche minime dosi di morfina al malato che presentava una brutta crisi dispnoica (di difficolt&agrave; respiratoria); avevo paura di uccidere, con la fatale fiala di morfina, il povero malato in fame d&rsquo;aria,&nbsp; e non mi rendevo conto che gli procuravo un&rsquo;inutile sofferenza che proprio la morfina avrebbe potuto risparmiargli. A basse dosi, la morfina riduce il lavoro del cuore e procura un sollievo immediato sulla dispnea.</span></span></p>
<p>	<em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">&ldquo;Parliamoci chiaro: la morfina accorcia la vita&rdquo;. </span></span></em></p>
<p>	<span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">Niente di pi&ugrave; falso. Ci sono fior di statistiche a dimostrarlo: la morfina non accelera il decorso delle malattie terminali. Non influisce sulla durata della vita, ma sulla qualit&agrave; s&igrave;. La morfina libera dal dolore e restituisce la dignit&agrave; al malato grave, gli consente di vivere al meglio le sue ultime giornate, di muoversi, respirare, sorridere&hellip;</span></span></p>
<p>	<em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">&ldquo;E&rsquo; troppo presto per l&rsquo;hospice: non &egrave; ancora terminale&rdquo;</span></span></em></p>
<p>	<span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">Molti medici credono che le cure palliative vadano iniziate &ldquo;in articulo mortis&rdquo;. Prima &egrave; sempre &ldquo;troppo presto&rdquo;. Alcune terapie sintomatiche -la terapia del dolore in primis- non andrebbero mai rimandate. E&rsquo; auspicabile che chiunque non debba subire sintomi che possono essere dominati, anche se davanti a s&eacute;&nbsp; ha un po&rsquo; pi&ugrave; di una settimana di vita. Anche la &ldquo;terminalit&agrave;&rdquo;&nbsp; che consiglierebbe un ricovero in hospice, o l&rsquo;attivazione delle cure palliative, &egrave; un termine che molti medici pensano come una manciata di giorni, se non di ore, quando il periodo di degenza in hospice pu&ograve; essere di pi&ugrave; mesi, con beneficio importante sulla qualit&agrave; dell&rsquo;ultimo periodo della vita.</span></span></p>
<p>	<em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">&ldquo;Non beve pi&ugrave;, non mangia pi&ugrave;, sta morendo&hellip; Cosa possiamo fare? Mettiamo su una bella flebo cos&igrave; i famigliari sono contenti.&rdquo;</span></span></em></p>
<p>	<span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">La necessit&agrave; di idratazione forzata negli ultimi giorni di vita &egrave; tutt&rsquo;altro che dimostrata. Ho visto troppi malati terminali morire in edema polmonare (scompenso cardiaco) per lo zelo di qualche prescrittore di &ldquo;flebo estetiche&rdquo;. C&rsquo;&egrave; una specie di legge di Murphy per i pazienti&nbsp; terminali: se dai dei liquidi a un malato cui sta cedendo il cuore, quei liquidi andranno ad accumularsi&nbsp; sicuramente nei compartimenti sbagliati, sovraccaricando il polmone e procurando orribili difficolt&agrave; respiratorie.</span></span></p>
<p>	<span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">E&rsquo; invece scientificamente dimostrato che uno stato di lieve disidratazione favorisce la liberazione di endorfine (le nostre droghe naturali contro il dolore), garantendo uno stato di relativo benessere anche nelle ultime ore di vita. Nessuna &ldquo;flebo estetica&rdquo; ai malati morenti , ma tanta cura alla freschezza e all&rsquo;igiene della pelle e delle mucose, alla comodit&agrave; della posizione, al benessere indovinato dall&rsquo;espressione mimica del volto o dal sorriso dei famigliari.</span></span></p>
<p>	<em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">&ldquo;Io quelli delle cure palliative non li chiamo, perch&eacute; se mio padre&nbsp; li vede arrivare capisce che deve morire&rdquo;</span></span></em></p>
<p>	<span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">Questa, ahim&egrave;, &egrave; una motivazione molto frequente del ritardo o della mancata attivazione delle cure palliative.&nbsp; Il malato non deve capire che gli resta poco tempo da vivere: lo pensano strenuamente i famigliari e&nbsp; spesso anche i medici, che assumono nei riguardi della persona malata un atteggiamento paternalistico o iperprotettivo.&nbsp;&nbsp; Ci si dimentica&nbsp; che ognuno ha diritto di informazione e di libera scelta e dovrebbe decidere in prima persona&nbsp; di ci&ograve; che lo riguarda direttamente: se fare o non fare la chemioterapia, se e quanto tollerare il dolore, se e quanto essere lucido in presenza di disturbi critici&hellip; Ho visto in hospice molti malati liberarsi con sollievo dalla congiura del silenzio attuata nei confronti della loro cattiva prognosi. Spesso il primo a rendersi conto della morte imminente &egrave; il malato stesso, e il teatro di bugie con famigliari e vicini diventa una fatica insostenibile che si aggiunge agli altri fardelli del fine vita. &ldquo; So che devo morire, ma non lo dica a mia moglie&hellip;&rdquo; &ldquo;Cercano a tutti i costi di tenermi allegro, ma io ho bisogno di piangere&hellip;&rdquo;</span></span></p>
<p>	&nbsp;<em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">&ldquo;Dottore, non gli dia la morfina. Non voglio che diventi un drogato!&rdquo;</span></span></em></p>
<p>	<span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">Ricordo la supplica di una madre che soffriva indicibilmente per il figlio morente di cancro. Fra le sue mille angosce c&rsquo;era anche questa, la dipendenza farmacologica dagli stupefacenti. E&rsquo; stata dura spiegarle che per suo figlio non avremmo mai potuto scalare e sospendere la morfina, e che non si sarebbe trattato di un problema d&rsquo; astinenza&hellip;</span></span></p>
<p>	<em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">&ldquo;Perch&eacute; devo dargli la pillola analgesica quando non ha dolore? Prende gi&agrave; tante medicine! Quella per il dolore io gliela do solo se si lamenta&hellip;&rdquo;</span></span></em></p>
<p>	<span style="font-size:small;"><span style="font-family:calibri;">Una delle mie &ldquo;fatiche&rdquo; di medico prescrittore &egrave; convincere chi sta male ad assumere i farmaci per il dolore&nbsp; ad orari fissi, <u>prima </u>che il dolore &ldquo;salga&rdquo; e diventi insopportabile (in quel caso anche analgesici molto potenti diventano quasi inefficaci). E&rsquo; ancora dominante, nella nostra cultura, l&rsquo;idea che il dolore vada un po&rsquo; sopportato, perch&eacute; &ldquo;purifica&rdquo;. Io credo che il dolore fisico ( il solo dolore&nbsp; sicuramente evitabile o riducibile) non debba essere sopportato, ma eliminato (se si pu&ograve;, e si pu&ograve; quasi sempre).&nbsp;</span></span></p>
<p>	&nbsp;</p>
<p></p>
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		<title>Nascita di una competizione</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aliceoltrelospecchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ingresso di Sandra nella mia vita fu piuttosto rumoroso. Piangeva con un&#8217;energia spropositata per le sue dimensioni di neonata, e non c&#8217;era un bottone per spegnerla (l&#8217;avevo inutilmente cercato nelle pieghe della sua tutina, senza trovarlo).&#8220; Perch&#233; piange, mamma?&#8221;&#8220;Ha fame&#8221;.Con stretta logica infantile, mi aspettai allora che la poppata la placasse.Quando ci&#242;, naturalmente, non avvenne, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=159&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">	<span style="font-size:14px;"><span style="font-family:georgia,serif;">L&rsquo;ingresso di Sandra nella mia vita fu piuttosto rumoroso. Piangeva con un&rsquo;energia spropositata per le sue dimensioni di neonata, e non c&rsquo;era un bottone per spegnerla (l&rsquo;avevo inutilmente cercato nelle pieghe della sua tutina, senza trovarlo).<br />&ldquo; Perch&eacute; piange, mamma?&rdquo;<br />&ldquo;Ha fame&rdquo;.<br />Con stretta logica infantile, mi aspettai allora che la poppata la placasse.<br />Quando ci&ograve;, naturalmente, non avvenne, lo presi come un tradimento personale. L&rsquo;intrusa non mostrava alcuna intenzione di passare inosservata (e inascoltata).<br />In realt&agrave; non si trattava del primo tradimento messo in atto nei miei confronti.<br />Mi avevano annunciato un fratellino, e questa bambola urlante era &ndash; pare- di sesso femminile.<br />L&rsquo;altra fregatura era un&rsquo;evidente indisponibilit&agrave; allo scopo per cui l&rsquo;avevo richiesta. Io volevo una compagna di giochi, gi&agrave; cresciuta e abile agli svaghi, ma la creaturina sembrava incapace di giocare a nascondino, moscacieca e alle costruzioni coi Lego, mentre sfoggiava un indiscutibile talento nel monopolizzare l&rsquo;attenzione e le manifestazioni d&rsquo;affetto dei miei genitori. Osservavo torva le smancerie di cui la facevano oggetto, mentre li sentivo sussurrare, al mio indirizzo: &ldquo;E&rsquo; gelosa.&rdquo; Quell&rsquo;epiteto, &ldquo;gelosa&rdquo;, mi parve subito come un ingiusto marchio d&rsquo;infamia di cui doversi liberare, al punto che, anche in et&agrave; adulta, la disdicevolezza della gelosia- cos&igrave; precocemente appresa- &nbsp;mi costrinse sempre a celarne accuratamente le esternazioni.<br />Imparai presto a sbaciucchiare platealmente mia sorella per ottenere a mia volta baci e abbracci ormai contesi in odiosa compropriet&agrave;, spingendomi in simulazioni sempre pi&ugrave; convinte di gioiosi afflati fraterni. Ma ero incazzata nera e ancora incredula per l&rsquo;ingiustizia che si stava consumando sotto i miei occhi: io crescevo e diminuivano i benefit, mentre quella creatura inetta e microscopica veniva gratificata grandemente proprio in virt&ugrave; della sua piccolezza e incapacit&agrave;.&nbsp; Prima dell&rsquo;avvento di Sandra, credevo che la vita fosse regolata da un sistema rigidamente proporzionale, che strutturasse coccole grandi per i grandi, e attenzioni piccole per i piccoli. Mia sorella sovvertiva platealmente e inaspettatamente quell&rsquo; assiomatica certezza rinforzata in quattro anni di beata singletudine filiale.</span></span></p>
<p></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lasostanzadeisogni.wordpress.com/159/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=159&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Giallo gelosia</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">
<p><span style="font-size:14px;"><span style="font-family:times new roman, times, serif;">&ldquo;Non sarai mica gelosa&rdquo;, mi hai detto, con una sfumatura di incredulit&agrave; che mi ha parzialmente rassicurato. Parzialmente, gi&agrave;. Sento il veleno del dubbio insinuarsi subdolamente sotto la pelle, raggrinzendola in rughe d&rsquo;inquietudine. Ecco, l&rsquo;insicurezza mi rende gi&agrave; brutta. Comincer&ograve; a soppesare gli sguardi, in intensit&agrave; e desiderio, su di me e sulle passanti. E stai attento anche alla voce, sai. Non ti &egrave; concesso avere quel tono carezzevole nemmeno col tuo gatto, che &egrave; femmina e compete con me per quel posto sul letto, acciambellata ad aspettare carezze.<br />Oh, la gelosia &egrave; gialla, come rose che non si donano per contabilit&agrave; gretta dell&rsquo;amore: tu mi regali spine d&rsquo;incertezza e io calcolo il numero di &nbsp;petali offerti, &nbsp;e sfiorisco.<br />No, no, no. Temo le mie attese pi&ugrave; delle tue disattenzioni.<br />Mi&nbsp; rivoglio come prima, subito : inconsapevole e tranquilla, con gli&nbsp; zigomi sereni, il passo morbido e i fianchi lisci, esposti senza apprensione.<br />Mi desidero Eva, la sola in un Eden che &egrave; paradiso perch&eacute; &nbsp;sono perfetta : non ci sono donne cui confrontarmi e di cui spiare livida, nell&rsquo;ombra, la conclamata superiorit&agrave;.<br />E non ridere perch&eacute; mi vergogno della mia meschina paura. Non ti offrir&ograve; lo spettacolo dei miei rovelli ossessivi, n&eacute; la prigionia delle mie infantili richieste di possesso.<br />Sar&ograve; bravissima a confonderti con baci sfrontati e a suggerti il miele dell&rsquo;ammirazione con la simulazione della perfetta, stolida sicurezza</span></span></p>
<p></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lasostanzadeisogni.wordpress.com/158/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=158&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Io sono sempre stato qui</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aliceoltrelospecchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io sono sempre stato qui. Sempre. Sono vissuto in un&#8217;eterna penombra fumosa e l&#8217;odore stantio del bar mi &#232; stato familiare fin dalla vita prenatale, l&#8217; ho assorbito insieme al frastuono della briscola chiamata e delle stecche contro le palle di biliardo. Mia madre, prima di me, era dietro il bancone a far caff&#232; e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=157&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="quadro_scopone_Guttuso_copia" src="http://files.splinder.com/b3f48d590aee643549d5f1fcfd2a12a7_medium.jpg" style="text-align:center;display:block;margin:0 auto 10px;" />Io sono sempre stato qui. Sempre. Sono vissuto in un&rsquo;eterna penombra fumosa e l&rsquo;odore stantio del bar mi &egrave; stato familiare fin dalla vita prenatale, l&rsquo; ho assorbito insieme al frastuono della briscola chiamata e delle stecche contro le palle di biliardo. Mia madre, prima di me, era dietro il bancone a far caff&egrave; e a versare bianchini; il pancione le fu zavorra nuova a gravare il suo viaggio quotidiano fra i tavoli, pi&ugrave; che ali verso un futuro diverso oltre le sbarre invisibili di questa prigione. Qui arriv&ograve; l&rsquo;ambulanza a prendersela quando si ruppero le acque- una pozza sul pavimento, indistinguibile da una grappa rovesciata da qualche avventore ubriaco.<br />Qui si sono consumate le mie prime amicizie, quando al ritorno da scuola mi trascinavo dietro quattro compagni, a scroccare cappuccino e brioche prima, aperitivi e patatine pi&ugrave; tardi.<br />Nelle domeniche invernali, a saracinesca abbassata, la mamma mi permetteva di invitare i ragazzi a giocare a biliardo, cosicch&eacute; l&rsquo;aria viziata di fumo e caff&egrave; mi si &egrave; impregnata per sempre anche sugli abiti della festa.<br />La vita mi scorre davanti in un film in bianco e nero, cadenzato dall&rsquo;orario delle consumazioni.<br />Alle sette ci sono i caff&egrave; degli operai, silenziosi e tristi in quel rito frettoloso che si consuma nella livida luce del primo mattino; hanno occhi cisposi e vuoti di speranze, e mi assomigliano nei gesti bruschi e prevedibili: cercare in tasca gli spiccioli per una schedina, la maleducazione di una sigaretta fra i denti consumati dal tartaro e dai preziosi sorrisi .<br />Gli impiegati sono pi&ugrave; ciarlieri e fastidiosamente ottimisti, coi loro cappuccini con schiuma-senza schiuma- caldo-tiepido-evaffanculo; per loro si &egrave; dovuto cambiare il colore delle bustine di zucchero e seguire le mode intonate alle loro ridicole cravatte.<br />Le undici sono l&rsquo;ora delle donne; pensionate e desperate housewives occupano tutti i tavolini, in crocchi rumorosi e parsimoniosi: un&rsquo; acqua minerale e un gin tonic in otto sono il prezzo per le chiacchiere muliebri, e non sai mai se sono sfaccendate o soltanto in pausa organizzativa; ma aleggiano malattie di suoceri e disfatte scolastiche dei figli, e le mille preoccupazioni spicciole che si spendono meglio in condivisione.<br />Di Carlina mi sono innamorato subito, perch&eacute; a dispetto dell&rsquo;orario rituale sfuggiva l&rsquo;obbligo sociale della consumazione collettiva; mi guardava coi suoi occhi obliqui di timida, lo strabismo di Venere accentuato da una naturale ritrosia, e ordinava a bassa voce un latte macchiato, sorbendolo in sfrontata solitudine al bancone, un piede a dondolare il passeggino su cui troneggiava un bimbo moccicoso e insofferente alla sosta. Ogni giorno mi elargiva il dono di un gesto civettuolo -una ciocca di capelli ravviata all&rsquo;indietro, una ripassata di lucidalabbra dopo il latte macchiato- oppure un commento mai banale sull&rsquo;attualit&agrave;, col sarcasmo appuntito di chi ha conosciuto antidoti alla noia pi&ugrave; efficaci di una furtiva tappa al bar.<br />La indovinavo colta e curiosa, e ben poco rassegnata a una prigione casalinga che la sua bocca imbronciata, pi&ugrave; che lo scintillio aureo all&rsquo;anulare, lasciava facilmente intuire. Per ripagarla dell&rsquo;oasi di frescura concessa dal suo ingresso all&rsquo;aria viziata del locale, mi adoperavo in ogni modo per renderle gradita e indispensabile la sosta, adornando il bancone di fiori freschi, spargendo con noncuranza romanzi e libri di filosofia sui tavoli, preparando per lei musiche languide nel lettore CD.<br />Lei mi chiamava per nome &ndash; era forse l&rsquo;unica a conoscerlo perch&eacute; era la sola ad avermelo chiesto- e solo sulle sue labbra io riconoscevo il mio vero io, libero di andare per il mondo con le lunghe falcate dei desideri e della fantasia, e di seguirla oltre i vetri della porta, quando la lasciava ricadere dietro di s&eacute; e tornava ad essere lontana, una cliente fra tanti con la sua vita anonima e segreta.<br />Ci pensavano i clienti della pausa pranzo, con la loro frenesia stupida e la loro nevrotica cordialit&agrave;, a riportarmi sul terreno della routine lavorativa dopo quell&rsquo;evasione tanto innocente quanto pericolosa: fra toast e microonde abbrustolivano i miei pensieri trasgressivi e tornavano a crescermi radici sotto le scarpe, che mi ancoravano al linoleum consumato da centinaia di avventori distratti.<br />Dal pomeriggio alla sera il bar si riempiva della grossolanit&agrave; maschile che tanto aveva fatto soffrire mia madre, quando un grembiale non bastava a farle scudo dagli schizzi e dalle pacche confidenziali; ora che era vecchia e ancora scendeva dall&rsquo;appartamento sovrastante armata di bastone, a fare eterni conti alla cassa, non si rassegnava a vedermi condannato allo stesso destino cui aveva tentato invano di sottrarmi: le bestemmie, le liti per lo scopone scientifico o per il biliardo, le scommesse perse, le spacconate su donne e motori.<br />A volte mi chiedo se la mia vita sarebbe stata diversa se mio padre non avesse un giorno oltrepassato per sempre la soglia del bar per andare a comprare le sigarette da un&rsquo;altra parte; credo per&ograve; di sapere che il mio amore platonico per la Carlina sia scoppiato per una sua strana somiglianza con quella donna coraggiosa e sfortunata che di questo bar ha fatto il suo regno e la sua prigione.<br />Oggi c&rsquo;erano le mie due donne, a rendermi particolarmente fragile e indifeso.<br />Carlina aveva fatto una scappata fuori orario, a ridosso della chiusura, per raccontarmi di un colloquio di lavoro che aveva avuto buon esito: l&rsquo;avevano assunta a tempo indeterminato e avrebbe cominciato la settimana successiva, in un&rsquo;azienda fuori citt&agrave;. Insomma, l&rsquo;avevo persa alle nostre schermaglie quotidiane, ed era venuta a dirmi addio.<br />Mia madre, invece, stava chiudendo i conti alla cassa, e mi supervisionava da lontano, come un comandante sulla plancia.<br />L&rsquo;avventore non sembrava diverso dagli altri, o per lo meno non aveva nessuna caratteristica fisica o nessun atteggiamento che potesse segnalarmi la sua potenziale pericolosit&agrave;. Era una faccia nota- questo s&igrave;- ma era un viso fra i tanti che la mia memoria fotografica aveva archiviato in modo automatico, senza annotazioni su tic o abitudini particolari. Mi ha sbarrato il passo all&rsquo;improvviso, mentre mi apprestavo a riordinare i tavoli e cominciavo a tirare su le sedie per l&rsquo;ultima passata al pavimento.<br />Prima di quel momento le minacce del mondo fuori erano sempre state attutite dalla consuetudine; non conoscevo pericoli, mi sentivo protetto dalle mie quattro mura.<br />Ma quelle quattro mura, e tutta la vita che vi stava appesa, quell&rsquo;uomo ha minacciato, appunto, di togliermele; lo ha fatto senza tanti preamboli, puntandomi la canna fredda di una pistola in mezzo alle scapole con la stessa disinvoltura con cui poco prima aveva ordinato un Aperol, e chiedendomi un pizzo che non potevo pagare.<br />E&rsquo; stato lo stupore, pi&ugrave; che il coraggio o la disperazione, a farmi reagire. Era tutto cos&igrave; assurdamente imprevedibile e imprevisto: Carlina che spariva al di l&agrave; dei miei sogni, il regno della mamma in fiamme come Roma che brucia sotto gli occhi di Nerone&hellip;<br />Ora sono qui per terra, e il rosso del mio sangue si confonde con quello del linoleum ( &egrave; solo una macchia un po&rsquo; pi&ugrave; scura, chiss&agrave; se verr&agrave; mai via). Sono ancora qui. Sono sempre stato qui.</p>
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		<title>L&#8217;amore in mongolfiera</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aliceoltrelospecchio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;margin:0;" class="MsoNormal" align="left"><font size="3"></font></p>
<p style="text-align:center;margin:0;" class="MsoNormal" align="left"><font size="3" face="Times New Roman"></font></p>
<p><font size="3"></font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><font size="3">&ldquo;Di che cosa ti occupi?&rdquo; <em>Domanda tendenziosa, nei modi e nei contenuti. Diffido sempre di chi parla pomposamente. Non &egrave; meglio un semplice &ldquo;che lavoro fai?&rdquo;. Vabb&egrave;, rispondiamo&hellip;</em></font></font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">&ldquo;Cure palliative. Sono un medico.&rdquo;</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><font size="3">&ldquo;Ah.&rdquo; <em>Monosillabo deluso: l&rsquo;interlocutore &egrave; spiazzato non dalla professione sanitaria, ma dalla parola &ldquo; palliativo&rdquo;; la parola, in qualche dizionario italiano, ha come sinonimo &ldquo;inutile&rdquo;.</em></font></font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">&ldquo;E dove lavori?&rdquo;</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">&ldquo;In un hospice&rdquo;.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><font size="3">&ldquo;Ah, con gli anziani&rdquo;. <em>L&rsquo;assonanza hospice- ospizio alimenta spiacevoli equivoci.</em></font></font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><font size="3"><em>&ldquo;</em>Non solo anziani. Malati di tutte le et&agrave;, ma inguaribili, in fase terminale&rdquo; <em>Ho assunto un tono un po&rsquo; didattico, lo so. Non so se &egrave; la mia immaginazione, ma mi pare stia facendo le corna.</em></font></font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><font size="3">&ldquo;Malati terminali? Di cancro? Che lavoro terribile!&rdquo;<em>Non era la mia immaginazione. Sta retrocedendo inorridito, manco avessi la falce in mano&hellip;</em></font></font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><font size="3">&ldquo;Non solo di cancro. Malati inguaribili, per qualsiasi causa. E non &egrave; un lavoro terribile. E&rsquo; un lavoro meraviglioso. Una specie di ostetricia all&rsquo;incontrario&hellip;&rdquo; <em>Non mi crede, lo so. Non mi capisce: come si pu&ograve; trovare &ldquo;bello&rdquo; un lavoro a cos&igrave; stretto contatto con il dolore e la morte?</em></font></font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><em><font size="3" face="Times New Roman">&nbsp;</font></em></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Dovete sapere che prima di lavorare qui avevo una fottuta paura della morte. Ero anche piuttosto agnostica. E mi figuravo l&rsquo;hospice come un luogo a met&agrave; fra l&rsquo;inferno dantesco e il Moratorium di Ubik, un cimitero per corpi e anime di fatto gi&agrave; trapassati. La mia frustrazione professionale era elevatissima: avevo a che fare con malati che annullavano il mio delirio medico di onnipotenza, perch&eacute; non potevo pi&ugrave; salvar loro la vita&hellip;</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Ora ho rovesciato le mie prospettive esistenziali e professionali; sono orgogliosa di accompagnare i morenti nel loro ultimo viaggio, di cui comincio a conoscere le tappe e i mezzi di trasporto. </font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Nella lotta che ciascuno ingaggia con la morte emerge la vera essenza di ognuno: io guardo, imparo e mi preparo. Ci sono mille modi diversi di morire. Ammesso che si muoia davvero. Come Lavoisier credo che tutto si trasformi, semplicemente (anche l&rsquo;amore). </font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">&nbsp;</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Che poi, in ogni caso, non &egrave; affatto un processo istantaneo. Ci sono persone che muoiono mesi prima di finire sottoterra, altre che ti sembra di vedere passeggiare in corridoio quando il cadavere &egrave; raggelato nel letto.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Ho visto cose che nei manuali di medicina non sono descritte. Otto giorni di sopravvivenza in anuria totale (senza fare un goccio di pip&igrave; ), senza dialisi. Venticinque giorni di sopravvivenza in occlusione intestinale completa. Un anno di vita serena e autonoma con uno spiraglio largo come una capocchia di spillo per respirare, o con il torace aperto e lo sterno sbriciolato dal tumore.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Ci si potrebbe scrivere un Guinness dei primati, sui pazienti dell&rsquo;hospice. Questo &egrave; un luogo di miracoli d&rsquo;adattamento e d&rsquo;amore, un posto di folle intensit&agrave; emotiva ed esistenziale.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">La cosa pi&ugrave; difficile, del morire, non &egrave; il dolore.<span>&nbsp; </span>Non il disfacimento del corpo. Per questo- anche per la paura, in fondo- ci sono farmaci. La faccenda pi&ugrave; impegnativa &egrave; la separazione. </font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">E la separazione, come nel parto, non va contrastata. Ci vuole l&rsquo;abbandono: &egrave; questo il segreto di una buona morte. Ma questo chi muore lo sa, o lo capisce. Chi non capisce sono i parenti. I parenti sani, coi loro moventi di persone vive ed esigenti, i parenti straziati e strazianti artigliano i corpi e le anime dei moribondi e gli impediscono di andarsene, gettando zavorre di sofferenza sulle mongolfiere che cercano di innalzarsi da terra.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Potrei raccontarvi di Maria, per esempio. La sua veglia funebre &egrave; iniziata venti giorni prima che morisse davvero. Una processione interminabile di parenti affezionati e inconsolabili, che si alternavano indefessi al suo capezzale. Due figli incapaci di rassegnazione, giorno e notte nella sua stanza, senza un minuto di requie. La figlia ripeteva, come una litania, &ldquo;non voglio che muoia senza di me&rdquo;. Maria &egrave; &ldquo;scappata&rdquo; furtivamente, approfittando dell&rsquo;unica volta, in venti giorni,<span>&nbsp; </span>che i due figli si sono allontanati insieme per una sigaretta nel cortile.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Carlo, invece, non &egrave; morto finch&eacute; non gli hanno portato il suo cane. Agonizzava da giorni, ormai. Continuavamo a chiedere ai parenti se aveva salutato tutti, proprio tutti. E loro a dire che s&igrave;, erano venuti tutti a visitarlo, tutti quelli che lo conoscevano e gli volevano bene. Ma noi sapevamo del cane. Carlo teneva la sua foto nel portafoglio e ce l&rsquo;aveva mostrata, orgoglioso. Quando finalmente il figlio di Carlo si &egrave; deciso, su nostra insistenza (Carlo era gi&agrave; in coma da giorni, poverino) a portare il cagnolino, la mongolfiera si &egrave; librata in volo. Il cane ha leccato la faccia al suo padrone, e lui ha smesso di respirare, con un bel sorriso di sollievo sulla faccia.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Da altre persone che ho incontrato qui vorrei apprendere<span>&nbsp; </span>il coraggio e la dignit&agrave;.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Angela si &egrave; vestita di tutto punto da sola, fino all&rsquo;ultimo giorno, come il prigioniero ebreo nel lager di &ldquo;Se questo &egrave; un uomo&rdquo;. Angela era stremata di fatica, ma non chiamava mai per non disturbare, e aveva paura che il campanello &ldquo;svegliasse i malati&rdquo; (come se lei malata non fosse). </font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">L&rsquo;ultimo giorno ha chiesto di essere accompagnata in carrozzina per mangiare in salone ed &egrave; stata esaudita, perch&eacute; abbiamo capito che l&rsquo;umiliazione del letto per lei era pi&ugrave; insopportabile del rischio di cadere e non farcela. Angela &egrave; morta &ldquo;da viva&rdquo;, con onore.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Francesco e Giovanni sono eterni nel loro sorriso. Divorati da malattie impietose e dolorose, hanno spremuto le loro ultime forze in un sorriso di conforto per i cari superstiti, con l&rsquo;eroismo di persone semplici e generose.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Gabriella &egrave; stata la &ldquo;mia &ldquo; Eluana per oltre un anno. In uno stato vegetativo permeabile a carezze e musica, mi ha dimostrato senza parlare le infinite possibilit&agrave; di comunicazione, e l&rsquo;inutilit&agrave; di buone parole spese con un cattivo tono di voce. E&rsquo; stata vita, la sua. Vita piena. Sono contenta di averla conosciuta. </font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Poi c&rsquo;&egrave; Paolo, un matto pi&ugrave; saggio dei &ldquo;normali&rdquo;, che mi ha insegnato l&rsquo;importanza dell&rsquo;integrit&agrave; somatopsichica anche quando la psiche &egrave; un po&rsquo; svalvolata (di Paolo conservo pagine di filosofia meditata e disegni di complicata bellezza, sottratti a una prognosi cattivissima sbeffeggiata dalla sua sapiente follia).</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">E poi c&rsquo;&egrave; Cesare, che pesava oltre cento chili e per questo pensavamo che non potesse mai consumarsi abbastanza per morire.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">E poi Olga, e Bruna. E Albina. E Carlo. E Sante. Ezio. E Gianfranco&hellip;</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Mi pare che tutti mi dicano, in un coro assordante di rassicurazioni non richieste, che non finisce qui. Lavoisier<span>&nbsp; </span>(o Ges&ugrave;, o Padre Pio o chidiavolovoletevoi) insegna.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><strong><font size="3" face="Times New Roman">&nbsp;</font></strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><strong><em><font size="3" face="Times New Roman">&nbsp;</font></em></strong></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><em><font face="Times New Roman"><font size="3">*I fatti e le persone sono veri, i nomi no, per rispetto della privacy</font></font></em></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><em><font size="3" face="Times New Roman">&nbsp;</font></em></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><em><font size="3" face="Times New Roman">&nbsp;</font></em></p>
<p><font size="3">&nbsp;</font></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lasostanzadeisogni.wordpress.com/156/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=156&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Buona fine e buon principio</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aliceoltrelospecchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 31 dicembre il lavoro languiva fra proclami chiassosi e tintinnare di brindisi; l&#8217;atmosfera dell&#8217;ufficio era impregnata dalla clamorosa falsit&#224; degli auguri di rito. &#8220;Con chi passa il Capodanno, Dottoressa?&#8221;. Brancacci, Ufficio Liquidazioni,&#160; finse di interessarsi ai suoi presunti festeggiamenti di fine d&#8217;anno, mentre sorbiva rumorosamente il&#160; prosecco a buon mercato. &#8220;Da amici&#8221; rispose Anna [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=155&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0 0 10pt;" align="center"><strong><font size="3"><font face="Calibri"></font></font></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" alt="medium_champagne" src="http://files.splinder.com/24a24e66c873bf963f3d7dae319d258d_small.jpg" />Il 31 dicembre il lavoro languiva fra proclami chiassosi e tintinnare di brindisi; l&rsquo;atmosfera dell&rsquo;ufficio era impregnata dalla clamorosa falsit&agrave; degli auguri di rito.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&ldquo;Con chi passa il Capodanno, Dottoressa?&rdquo;. Brancacci, Ufficio Liquidazioni,<span>&nbsp; </span>finse di interessarsi ai suoi presunti festeggiamenti di fine d&rsquo;anno, mentre sorbiva rumorosamente il<span>&nbsp; </span>prosecco a buon mercato.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&ldquo;Da amici&rdquo; rispose Anna con un mezzo sorriso misterioso ed allusivo.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">Aveva imparato ad offrire menzogne sociali, frivole e innocue, per evitare dolorose indagini.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font size="3"><font face="Calibri">&ldquo;Una bella donna come lei, chiss&agrave; che strage di cuori!&rdquo;l&rsquo;adulatore non demordeva dall&rsquo;involontaria tortura. L&rsquo;unico cuore sanguinante, pens&ograve; Anna con lucida amarezza, era il suo.<span>&nbsp; </span></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">Suo figlio era con gli amici in montagna e Carlo&hellip; Carlo le aveva fatto un bel regalo di Natale. L&rsquo;aveva mollata nel pieno delle feste, quando &egrave; pi&ugrave; vivo il desiderio del calore degli affetti. L&rsquo;avvisaglia della fine era stato lo scambio di doni sotto l&rsquo;albero. Anna aveva trovato un computer: splendido, lucente, con schermo piatto, gigamemoria e cuore hard. Con gli stessi soldi Carlo avrebbe potuto offrirle una vacanza, un gioiello o qualunque altro dono di minor cibernetica freddezza. Anna aveva trangugiato la delusione per un regalo che denunciava il disinteresse di Carlo per lei e per i suoi<span>&nbsp; </span>veri desideri. Poi era arrivata la stangata.<span>&nbsp; </span>&ldquo;Non ti meriti bugie&rdquo;le aveva detto spudorato, propinandole una indigeribile verit&agrave;: si era innamorato di un&rsquo;altra. &ldquo;E il Capodanno?&rdquo; aveva mormorato Anna istupidita, come un bambino di fronte a un giocattolo rotto, vedendo sfumare il San Silvestro a Parigi. &ldquo;E Il Capodanno?&rdquo;: tutto il dispiacere per l&rsquo;amore spezzato condensato in uno stupido rammarico infantile.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">Aveva tanto sognato un epilogo harmony di un anno ruvido: teneri abbracci sui Champs Elys&eacute;es, baci impressionisti, musica e lumi&egrave;re&hellip;</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">Invece, Milano e il fragore di botti proletari rimbalzanti da una ringhiera all&rsquo;altra, il disordine casalingo di feste consumate a met&agrave;, il telefono muto e la segreteria senza messaggi, l&rsquo;orizzonte grigio di un anno vuoto di speranze.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">Anna lott&ograve; contro le lacrime che annegavano i buoni propositi per il nuovo anno in una malinconia invincibile. </font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">Fuori dal suo appartamento innaturalmente silenzioso tuonava il fracasso dei festeggiamenti collettivi. Mise Beethoven nel lettore CD- un classico senza tempo- e riemp&igrave; la vasca di bagnoschiuma alla pesca. Voleva farsi trovare pronta come un&rsquo;odalisca per il<span>&nbsp; </span>suo sultano. Si lav&ograve; accuratamente, si controll&ograve; allo specchio fin nella pi&ugrave; recondita ruga e si trov&ograve; passabile- aveva sempre portato la propria bellezza come un&rsquo;armatura, ma Carlo l&rsquo;aveva vinta ugualmente- poi s&rsquo;infil&ograve; nella guepi&egrave;re da troia capodannesca e indoss&ograve; l&rsquo; abito rosso da sera che aveva preso per Paris la nuit.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">L&rsquo;orologio segnava solo le ventitr&eacute;. Ancora un&rsquo;ora. Ma il tempo era una convenzione, l&rsquo;anno nuovo non avrebbe cancellato le difficolt&agrave; di quello vecchio, anzi, le avrebbe riproposte con maligna evidenza, un po&rsquo; come quando al risveglio da un bel sogno ci torna subito alla memoria la realt&agrave; pi&ugrave; insopportabile. </font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">Trill&ograve; il cellulare. Era Andrea, suo figlio. La sua voce squillante sovrastava il frastuono di qualche festa lontana. &ldquo;Ti faccio gli auguri adesso, mamma, ch&eacute; a mezzanotte s&rsquo;imballano i cellulari e anche i messaggini.&rdquo; &ldquo;Buon anno, amore&rdquo;. Il saperlo gioioso e giovanilmente indifferente alle sorti materne le era di gran consolazione. Spense il telefonino e aument&ograve; il volume di Beethoven<span>&nbsp; </span>a sovrastare i crescenti rumori esterni. Non voleva sentire, e non voleva che la sentissero.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">A mezzanotte, ligia alle convenzioni, fece un brindisi davanti alla TV- ecco Parigi splendente di luci e di giovani innamorati-e dilu&igrave; di lacrime lo champagne. Ne prese tre bicchieri: aveva letto da qualche parte che l&rsquo;alcol potenziava l&rsquo;effetto dei sonniferi. Ingoll&ograve; due blister interi di pastiglie, con metodo, come se si trattasse di medicine miracolose per una malattia inguaribile. Si adagi&ograve; sul letto col vestito da sera, in una posizione coreografica ma composta, i capelli lucidi aperti a ventaglio sul guanciale. Voleva essere bella, quando l&rsquo;avrebbero trovata.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&ldquo;Che palle! Anche questo Capodanno a lavorare. Vorr&agrave; mica dire che dovr&ograve; sfacchinare tutto l&rsquo;anno? Quello stronzo di primario<span>&nbsp; </span>mi ha appioppato tutti i turni festivi. Buon anno!&rdquo; Il Dott. Fraschini sollev&ograve; stancamente un bicchiere di carta in un brindisi tardivo.<span>&nbsp; </span>&ldquo;Oltretutto a San Silvestro si lavora il doppio. Fra i cretini che si fanno saltare in aria coi fuochi d&rsquo;artificio e i suicidi o aspiranti tali&hellip; Quest&rsquo;anno per i TS Capodanno batte Natale 6 a 4. La depressione delle feste &egrave; micidiale. Guarda quell&rsquo;emula di Marylin Monroe, di l&agrave;. Bella donna, barbiturici, certamente pene d&rsquo;amore. Ha avuto una gran fortuna, se l&rsquo;&egrave; cavata per un pelo.&rdquo;</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">Anna apr&igrave; gli occhi, accecata dalla luce vivida della rianimazione. La sovrastava un angelo in tuta azzurra. Gli controll&ograve; le spalle: erano prive di ali. L&rsquo;aldil&agrave; somigliava spaventosamente all&rsquo;aldiqua.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&ldquo; Bentornata!&rdquo;le disse l&rsquo;angelo-puffo. </font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&ldquo;Dove sono?&rdquo; biascic&ograve; Anna. Aveva la bocca impastata e la lingua di carta vetrata. Quello schifo di champagne! A pensarci le veniva ancora da vomitare.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&ldquo;Io&hellip;sono viva?Come diavolo ho fatto a&hellip; &rdquo; Ecco, non era brava neanche a suicidarsi. Eppure aveva pensato che fosse matematicamente impossibile che qualcuno venisse a salvarla&hellip;</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&ldquo;Pu&ograve; dire grazie a un ladro gentiluomo, lo sa?&rdquo;</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&ldquo;Cosa?&rdquo;</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&ldquo;Proprio cos&igrave;, approfittando del caos della mezzanotte un topo d&rsquo;appartamento deve essere entrato a casa sua e l&rsquo;ha trovata sul letto con la bava alla bocca e il flacone vuoto sul comodino. A quel punto il ladro se la dev&rsquo;essere fatta sotto, ha chiamato il 118 e se l&rsquo;&egrave; data a gambe. Non &egrave; pazzesco?&rdquo;</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&ldquo;Che cazzo di modo di iniziare l&rsquo;anno nuovo&hellip;.&rdquo;Anna rise, sgangheratamente. La prima risata dell&rsquo;anno.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La torta di mele</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aliceoltrelospecchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quest’influenza è stata (è) micidiale. Mi ha fiaccato i muscoli e la  fiducia. Domenica mattina avevo quaranta di febbre e neanche una fottuta aspirina in casa: calzolaio con le scarpe rotte. L’uomo di casa (figlio quattordicenne squisitamente inefficiente) mi ha assicurato che avrebbe provveduto a procurarsela in breve tempo. Alle otto di sera deliravo tentando [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=153&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest’influenza è stata (è) micidiale. Mi ha fiaccato i muscoli e la  fiducia. Domenica mattina avevo quaranta di febbre e neanche una fottuta aspirina in casa: calzolaio con le scarpe rotte. L’uomo di casa (figlio quattordicenne squisitamente inefficiente) mi ha assicurato che avrebbe provveduto a procurarsela in breve tempo. Alle otto di sera deliravo tentando di infilarmi in un orecchio una supposta (scaduta) pediatrica di tachipirina. Bene: ora so che se devo munirmi anch’io di chiamaiutobeghelli come si raccomanda ai vecchietti soli e malandati. Il mio va collegato solo al 118 (non vedo quali parenti potrebbero attivarsi, visto l’esito delle cure filiali). Ho nostalgia di febbroni infantili, quando ammalarsi era una rara occasione per scroccare un po’ di coccole. La malattia era forse l’unica chance per vedere sgretolare la spietatezza di mia madre. La magia del rialzo termico era più potente di mille moine. Mi collocava nel lettone rimboccando lenzuola fresche e derogava alla proibizione dei cuscini (non ho mai dormito coi cuscini perché la genitrice sosteneva che favorivano l’insorgenza del doppiomento &#8211; privazione crudele e inutile, che non ha funzionato). Mi comprava i giornalini preferiti, e stupidi ma preziosissimi gadget scovati per l’occasione. E poi rimaneva a casa con me, asfissiandomi di spremute e baci. Ne facevo golosa provvista per tutto l’anno.</p>
<p>Oggi ho sentito il bisogno riacutizzato di quelle coccole; la mia febbre anelava l’antipiretico di un’attenzione speciale, invece è arrivato lo sfregio di un nome sbagliato sulla ricetta, a ricordarmi che non è più età per infantili pretese. Allora mi sono fatta una torta, per consolarmi.  Ho preso la ricetta della mia amica Daniela, che è precisa e dolce come lei. Solo che la sua torta non mi viene mai una volta uguale all’altra. Perché io non ho una bilancia, e faccio tutto ad occhio, improvvisando. E’ il mio metodo anche nella vita, e devo dire che  ben si attaglia alla mia smemoratezza e alla mia insofferenza per la consuetudine. Oggi la torta di mele era particolarmente soffice e lenitiva, era come se mia mamma l’avesse preparata per me.</p>
<p>&nbsp;</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lasostanzadeisogni.wordpress.com/153/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=153&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Gli errori rimediabili</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aliceoltrelospecchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Dottoressa!&#8221; Sono al supermercato, e trascino stancamente il carrello assorta nei miei pensieri. Il richiamo non mi riscuote. Quando sono senza camice, cesso di essere un medico. Cercate di non star male nei miei paraggi, fuori dall&#8217;ospedale, perch&#233; io non vi soccorro a meno che non siate in punto di morte e non ci sia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=152&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Times New Roman"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" alt="in versione lavorativa" src="http://files.splinder.com/860616ba6c072900878fe01cbeb866a8_small.jpg" />&ldquo;Dottoressa!&rdquo; Sono al supermercato, e trascino stancamente il carrello assorta nei miei pensieri. Il richiamo non mi riscuote. Quando sono senza camice, cesso di essere un medico. Cercate di non star male nei miei paraggi, fuori dall&rsquo;ospedale, perch&eacute; io non vi soccorro a meno che non siate in punto di morte e non ci sia proprio nessun altro collega nei pressi.</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Times New Roman">&ldquo;Dottoressa!Dottoressa Meraviglia!&rdquo; Ahia. Questo mi conosce. Che vorr&agrave; da me? Chiss&agrave; cosa ho combinato. Imprimo un&rsquo;improvvisa accelerazione al carrello, inseguita dalla mia bruciante coda di paglia.</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Times New Roman">Nessuno di noi camici bianchi convive serenamente coi suoi errori. </font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Times New Roman">Il fatto &egrave; che se sbaglia un mio amico bancario non tornano i conti, mentre se sbaglio io qualcuno muore, o sta molto male.</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Times New Roman">&ldquo; Dottoressa Meraviglia!&rdquo; Mi tende le braccia, e la sua espressione &egrave; decisamente amichevole. Ma chi diavolo &egrave;?</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Times New Roman">&ldquo; Dottoressa, sono il Signor Fraschini. Si ricorda di me?&rdquo;.</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Times New Roman">Ecco, ora ricordo. Il Signor Fraschini ha rischiato di rientrare a pieno titolo nell&rsquo;albo dei miei errori irrimediabili.</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Times New Roman">Della sua faccia mi rammento a malapena, e questo non depone a mio favore. Nel<span>&nbsp; </span>mio mestiere bisognerebbe guardarle tutte con attenzione, le facce, e scolpirsene i particolari nella mente. Il mio professore di semeiotica medica diceva che met&agrave; diagnosi si fa raccogliendo l&rsquo;anamnesi e l&rsquo;altra met&agrave; guardando la faccia dei pazienti. </font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Times New Roman">Ma quando &egrave; arrivato il Signor Fraschini in Pronto Soccorso, io ero probabilmente stanca, o forse solo svogliata, e la faccia non gliel&rsquo;ho guardata tanto bene. Insomma, oggi, che &egrave; passato un po&rsquo; di tempo, non me la ricordavo affatto. Lui per&ograve; si ricorda di me: mi sorride apertamente e accenna perfino un abbraccio che non riesco a schivare. Siamo in un luogo pubblico, io sono senza camice e ho un sessantenne appeso al collo. Un imbarazzo piacevole, che scaccia le nuvole della<span>&nbsp; </span>mia coscienza sporca.</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Times New Roman">Il Signor Fraschini &egrave; arrivato in PS una notte con un gran mal di testa. L&rsquo;obiettivit&agrave; era negativa (ma perch&eacute; poi si chiama &ldquo;obiettivo&rdquo; un esame che risente pesantemente della soggettivit&agrave; dell&rsquo;esaminatore?). Comunque, l&rsquo;esaminatore, nella fattispecie, ero io; svogliatamente l&rsquo;avevo visitato, provato i riflessi, la pressione, la mobilit&agrave; nucale, le solite cose. E sembrava tutto a posto, tutto nella norma. Gli stavo gi&agrave; preparando il foglio di dimissione, dominata dal desiderio di tornare a sonnecchiare nello stanzino del medico di guardia, quando improvvisamente mi &egrave; caduto lo sguardo sulle sue mani.<span>&nbsp; </span>Ecco, le mani del Sig. Fraschini me le ricordo bene. Erano mani ruvide , piene di tagli e callosit&agrave;. Mani di lavoratore. Mi &egrave; venuta in mente una poesia che avevo studiato alle elementari. Il titolo era &ldquo;Le mani dell&rsquo;operaio&rdquo;, e grondava una certa retorica populista. Ricordo che chiudeva cos&igrave; , descrivendo le mani &ldquo;nere, stanche e pesanti&rdquo;: &ldquo;cos&igrave; sono le mani dei santi.&rdquo; Il Sig. Fraschini aveva, appunto, mani di santo, o di operaio. Fatto sta che ho pensato che uno con mani cos&igrave; non &egrave; certo uno che si lamenta per un nonnulla. Uno cos&igrave; doveva soffrire davvero molto, per andare nel cuor della notte in PS. Allora, contro le procedure (obiettivit&agrave; ed esami di routine negativi, dimettere), gli ho fatto fare una TAC. C&rsquo;era un&rsquo;emorragia cerebrale in corso: salvato in extremis!</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Times New Roman">Guardo il mio omicidiocolposomancatoperunpelo e sorrido anch&rsquo;io, al Sig. Fraschini. E chi se la scorda pi&ugrave; la sua faccia?</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lasostanzadeisogni.wordpress.com/152/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=152&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Lettera dall&#8217;insonnia (novembre 2006)</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aliceoltrelospecchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutto bene, s&#236;. Soffro solo d&#8217;insonnia: non so se sia la vecchiaia o i rimorsi. Cammino barcollando, come i sopravvissuti , e mi appoggio ai muri. Ho visto un film meraviglioso, letto un libro illuminante. Ma che te lo dico a fare? Lo sai gi&#224;. Vorrei tanto litigare con te dal vivo, ma non si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=151&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><font face="Georgia" size="3"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" alt="notte" src="http://files.splinder.com/0a2308c954a7131613c2f16c65232596_small.jpg" />Tutto bene, s&igrave;. Soffro solo d&rsquo;insonnia: non so se sia la vecchiaia o i rimorsi.</font></div>
<div style="line-height:150%;"><font face="Georgia" size="3">Cammino barcollando, come i sopravvissuti , e mi appoggio ai muri.</font></div>
<div style="line-height:150%;" align="justify"><font face="Georgia" size="3">Ho visto un film meraviglioso, letto un libro illuminante. Ma che te lo dico a fare? Lo sai gi&agrave;.</font></div>
<div style="line-height:150%;" align="justify"><font face="Georgia" size="3">Vorrei tanto litigare con te dal vivo, ma non si pu&ograve;. Cos&igrave; mi limito ad insultarti da lontano, sapendo che l&igrave; le mie parole velenose&nbsp;non ti fanno male, finalmente.</font></div>
<div style="line-height:150%;" align="justify"><font face="Georgia" size="3">Sai, qui i verdi pascoli del Cielo ce li figuriamo come un luogo di atarassia, di non-passione. Una specie d&rsquo;inferno, insomma.</font></div>
<div style="line-height:150%;" align="justify"><font face="Georgia" size="3">Non &egrave; inferno la lotta, quaggi&ugrave;, il quotidiano graffiare i muri delle nostre prigioni, il respiro oppresso nel petto.</font></div>
<div style="line-height:150%;"><font face="Georgia" size="3">Ho visto una mamma con quattro figli malati ridere, e la sua gioia era vera, le splendeva negli occhi.</font></div>
<div style="line-height:150%;"><font face="Georgia" size="3">I figli sono una buona ragione, per morire o per vivere, e tu lo sai.</font></div>
<div style="line-height:150%;"><font face="Georgia" size="3">Per Diego a volte mi coglie una vertigine d&rsquo;impotenza, quando pi&ugrave; acuta &egrave; la coscienza di non riuscire a dominare gli eventi.</font></div>
<div style="line-height:150%;"><font face="Georgia" size="3">Ma ho avuto fortuna, perch&eacute; &egrave; allegro e forte.</font></div>
<div style="line-height:150%;"><font face="Georgia" size="3">Non sa disegnare: ha preso da me. Come gli occhi belli, le orecchie a sventola, i piccoli nei disseminati sulla schiena.</font></div>
<div style="line-height:150%;"><font face="Georgia" size="3">Non prega pi&ugrave;, la sera, e mi dispiace. Ma continua a guardare le stelle, e sogna di vivere in un osservatorio astronomico, quando avr&ograve; vinto la lotteria o pubblicheranno il mio libro.</font></div>
<div style="line-height:150%;"><font face="Georgia" size="3">Sai, crede ch&rsquo;io sia come l&rsquo;autrice di Harry Potter, la Rowling, solo perch&eacute; scrivo, sono separata ed oggi vivo in miseria. Come vedi sogniamo in grande.</font></div>
<div style="line-height:150%;"><font face="Georgia" size="3">Io i miei sogni li ho affidati&nbsp;a lui, ormai, ch&eacute; per me non ne ho pi&ugrave;. Sar&agrave; lui a perdere energie per amare, perch&eacute; &egrave; facile che lo ricambino. Ora c&rsquo;&egrave; una certa Giorgia: le scrive poesie e non le firma (anche in questo mi somiglia, poveretto). </font></div>
<div style="line-height:150%;"><font face="Georgia" size="3">Invece io ho chiuso con gli uomini, lo sai. Mi &egrave; rimasto un po&rsquo; il cruccio di non aver saputo farmi amare, e la curiosit&agrave; di sapere cosa non va .</font></div>
<div style="line-height:150%;"><font face="Georgia" size="3">Forse &egrave; vero che c&rsquo;&egrave; solo una mia met&agrave; in giro per il mondo, ma temo di averla gi&agrave; incontrata e perduta. Sar&agrave; per la prossima vita, e anche noi ci incontreremo di nuovo, ne sono sicura. Ci riconosceremo subito: sar&agrave; in un luogo gi&agrave; visto e amato (un&rsquo;isola greca?) o mangiando un cibo dal sapore antico. Sar&agrave; una lite furiosa o un abbraccio colmo di tenerezza. Sar&agrave; un dado tirato in sorte dalla vita. A presto.</font></div>
<div style="line-height:150%;" align="center"><font face="Georgia" size="3">D.</font></div>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lasostanzadeisogni.wordpress.com/151/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=151&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Diario di un nerd*</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aliceoltrelospecchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Matteo è tornato solo ieri dalle vacanze, ma l’ho perso. E’ proprio andato. Si è fidanzato. Con una di Legnano che ha beccato in montagna. Certa Alice. Niente male: ho visto la foto sul cellulare. Del resto anche Matteo è abbastanza carino. Più di me senz’altro. Lui è più alto dei suoi quattordici anni, sembra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lasostanzadeisogni.wordpress.com&amp;blog=21978635&amp;post=150&amp;subd=lasostanzadeisogni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Matteo è tornato solo ieri dalle vacanze, ma l’ho perso. E’ proprio andato. Si è fidanzato. Con una di Legnano che ha beccato in montagna. Certa Alice. Niente male: ho visto la foto sul cellulare. Del resto anche Matteo è abbastanza carino. Più di me senz’altro. Lui è più alto dei suoi quattordici anni, sembra un americano, col suo ciuffo biondo e le lentiggini. Io sono bruno, ho gli occhiali, l’apparecchio per i denti e un’aria da sfigato che le ragazze manco si avvicinano. Mia madre dice che non lo fanno perché sono timido e il primo a credere di essere figo dovrei essere io, che il segreto con le ragazze è sentirsi fighi, che se ci credi tu dopo un po’ ci credono anche loro. Sarà, ma mia madre è di parte, io sono il suo scarrafone e lei non mi vede come sono veramente. E poi non ci posso fare niente, io non mi credo figo, io mi credo un<em> nerd</em>, e finché ho quest’apparecchio di merda non ci provo nemmeno a baciare qualcuno. Matteo dice che baciare è bellissimo, ma lui non ragiona più, è stregato dall’Alice. Ieri l’ho dovuto accompagnare a prenderle un anello di fidanzamento da settanta euro, figurati. Settanta euro! E’ proprio andato, quello. Prima ho dovuto farlo ragionare sul negozio giusto. Lui voleva comprarle un diamante ma non aveva abbastanza soldi, allora io l’ho portato dagli svaroschi. Matteo ha preso il salvadanaio e l’ha nascosto sotto la maglietta .“Si vede?”, mi ha chiesto preoccupato e io l’ho rassicurato che no, non si vedeva, ma gli ho detto una bugia perché sembrava una donna incinta ma era troppo nervoso per sopportare le critiche. Allora siamo andati da quello degli svaroschi e intanto Matteo telefonava alla sua morosa e lei per telefono gli dava le istruzioni su come voleva l’anello! E lo voglio così, e lo voglio cosà, con il castone e gli spunzoni e i brillantini, miiiiiiiiii! E lui come un cagnolino a prendere appunti, dovevate vederlo, era servile da far schifo, addio il mio vecchio Matteo strafottente che mi prende sempre per il culo ma mi fa morire dalle risate. Anzi, mi sa che  qui qualcuno piangerà, sento puzza di tragedia, ho dei brutti presentimenti anche se me li tengo per me. Così non ho detto nulla a Matteo, anzi l’ho aiutato a contare i soldi per quel maledetto anello. Il negoziante ci ha guardato con due occhi così quando Matteo, al momento di pagare, ha tirato fuori il salvadanaio da sotto la maglietta. Aveva solo trenta euro in biglietti, il resto era tutto in monetine, quaranta euro di spicci che abbiamo rovesciato sul bancone e ci siamo messi a contare ad uno ad uno. Bella figura di merda!</p>
<p>Poi siamo andati a casa di Matteo e abbiamo cercato su gugol che mezzi pubblici doveva prendere per andare a Legnano dalla sua bella, ed erano un casino. Proprio Matteo che non riuscivi manco a fargli prendere un tram, prima!</p>
<p>E’ proprio vero che l’amore fa miracoli, anche se io penso che più che altro faccia disastri. Comunque per me è ancora troppo presto, le femmine sono proprio un altro pianeta, c’è tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p> * Il termine &#8220;nerd&#8221; non lo conoscevo ( l&#8217;ho appreso da mio figlio). E&#8217; qualcosa a metà fra &#8220;secchione&#8221; e &#8220;sfigato&#8221;&#8230;</p>
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